Ciao, bella (e corretta) domanda. Parlare di strategie ad ampio respiro è chiedere troppo, specialmente per la piccola e media impresa che in Italia soffre ancora di un ritardo nella conoscenda delle tecniche di comunicazione. Dalla nostra esperienza abbiamo potuto notare alcuni trend:
- le grandi (e medio grandi) aziende non si sono rivelate molto dinamiche nello sviluppo di nuove strategie comunicative, restando abbastanza fossilizzate su gli standard usuali, anche per effetto di una certa conflittualità interna al management e alle varie divisioni che inevitabilmente si acuiscono in tempi di crisi;
- le piccole e medie aziende invece, più flessibili, hanno iniziato a ripensare al proprio modo di essere sul mercato, non solo con prodotto e prezzo ma anche con comunicazione e servizio. Dal nostro osservatorio privilegiato possiamo verificare un grande fermento nella ricerca di partner in comunicazione (e non più solo grafica) che possano affiancare proprietà e direzione nello sviluppo aziendale.
Non è poco, se pensiamo che tradizionalmente l’Italia dal dopoguerra in poi è stata una terra di terzismo. Per rispondere alla tua domanda potremmo portare ad esempio alcuni progetti che abbiamo seguito e stiamo seguendo, però sarebbe un po’ limitativo. In generale potremmo dire che la strategia di successo in questi tempi di crisi è stata il “back to basic”, cioé iniziare a pensare veramente al marketing e alla comunicazione come asset fondamentali nella vita di un’azienda.
Per quanto ci riguarda è un cambiamento epocale: vuol dire passare dall’avvalersi di uno “studio grafico” a cercare un’ “agenzia di comunicazione”.
Grazie ancora per la tua domanda, se vuoi approfondire l’argomento restiamo a disposizione. Ciao
Caro Gabriele, i sondaggi da che mondo e mondo non hanno presunzione di realtà assoluta. Questi risultati derivano da visitatori che volontariamente hanno preso parte all’indagine via web e per quanto il campione statistico sia oggettivamente basso, qualche indicazione la danno.
Se tu avessi la cortesia di argomentare la tua critica, saremo lieti di entrare nel merito ed eventualmente proporre un nuovo sondaggio migliorato nella forma e nella modalità di diffusione anche con il tuo contributo, senza alcuna preclusione.
Proprio come dici, è uno scandalo clamorosamente “bipartisan”.
Anche considerando che al tempo 10 milioni di euro per un portale erano considerati accettabili (pre scoppio della bolla Internet), in ogni caso non si è arrivati a una conclusione.
E alla fine tra palleggi tra governi, passaggi burocratici, leggi e leggine varie, nessuno ne renderà conto…
se leggi bene la storia vedrai che le cose sono andate come un po’ diversamente. Senza dare colpe o giustificare nessuno, l’iniziativa parte col secondo governo Berlusconi (ministro Stanca), continua con il secondo governo Prodi (ministro Rutelli) che lo chiude, e sembra essere stato riesumato da questo governo ma non si sa (siamo nelle mani della Brambilla).
Recession Opportunity
maggio 3rd, 2010 at 9:24 amCiao, bella (e corretta) domanda. Parlare di strategie ad ampio respiro è chiedere troppo, specialmente per la piccola e media impresa che in Italia soffre ancora di un ritardo nella conoscenda delle tecniche di comunicazione. Dalla nostra esperienza abbiamo potuto notare alcuni trend:
- le grandi (e medio grandi) aziende non si sono rivelate molto dinamiche nello sviluppo di nuove strategie comunicative, restando abbastanza fossilizzate su gli standard usuali, anche per effetto di una certa conflittualità interna al management e alle varie divisioni che inevitabilmente si acuiscono in tempi di crisi;
- le piccole e medie aziende invece, più flessibili, hanno iniziato a ripensare al proprio modo di essere sul mercato, non solo con prodotto e prezzo ma anche con comunicazione e servizio. Dal nostro osservatorio privilegiato possiamo verificare un grande fermento nella ricerca di partner in comunicazione (e non più solo grafica) che possano affiancare proprietà e direzione nello sviluppo aziendale.
Non è poco, se pensiamo che tradizionalmente l’Italia dal dopoguerra in poi è stata una terra di terzismo. Per rispondere alla tua domanda potremmo portare ad esempio alcuni progetti che abbiamo seguito e stiamo seguendo, però sarebbe un po’ limitativo. In generale potremmo dire che la strategia di successo in questi tempi di crisi è stata il “back to basic”, cioé iniziare a pensare veramente al marketing e alla comunicazione come asset fondamentali nella vita di un’azienda.
Per quanto ci riguarda è un cambiamento epocale: vuol dire passare dall’avvalersi di uno “studio grafico” a cercare un’ “agenzia di comunicazione”.
Grazie ancora per la tua domanda, se vuoi approfondire l’argomento restiamo a disposizione. Ciao
Sondaggio sulla comunicazione italiana
novembre 3rd, 2009 at 4:14 pmCaro Gabriele, i sondaggi da che mondo e mondo non hanno presunzione di realtà assoluta. Questi risultati derivano da visitatori che volontariamente hanno preso parte all’indagine via web e per quanto il campione statistico sia oggettivamente basso, qualche indicazione la danno.
Se tu avessi la cortesia di argomentare la tua critica, saremo lieti di entrare nel merito ed eventualmente proporre un nuovo sondaggio migliorato nella forma e nella modalità di diffusione anche con il tuo contributo, senza alcuna preclusione.
italia.it: spaghetti web
novembre 18th, 2008 at 4:11 pmProprio come dici, è uno scandalo clamorosamente “bipartisan”.
Anche considerando che al tempo 10 milioni di euro per un portale erano considerati accettabili (pre scoppio della bolla Internet), in ogni caso non si è arrivati a una conclusione.
E alla fine tra palleggi tra governi, passaggi burocratici, leggi e leggine varie, nessuno ne renderà conto…
italia.it: spaghetti web
novembre 18th, 2008 at 3:52 pmCiao Maurizio,
se leggi bene la storia vedrai che le cose sono andate come un po’ diversamente. Senza dare colpe o giustificare nessuno, l’iniziativa parte col secondo governo Berlusconi (ministro Stanca), continua con il secondo governo Prodi (ministro Rutelli) che lo chiude, e sembra essere stato riesumato da questo governo ma non si sa (siamo nelle mani della Brambilla).