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	<title>Eden Exit blog</title>
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	<description>Eden Exit Srl - Cogli la prima Mail</description>
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		<title>Quell’animale che mi porto dentro – 2</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 07:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo della comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il marketing ha l’obiettivo di rivolgersi a tutti e tre i cervelli, in modo tale da non innescare conflitti che potrebbero portare a decisioni di non acquisto. La pubblicità degli albori era rivolta al nuovo cervello: voleva persuadere il cliente con motivazioni logiche. Foto, colori e video non erano ancora presenti ed i messaggi stampati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2012/02/reptiliano.jpg" style="float: left;" title="dante" width="280" height="249" class="alignleft size-full wp-image-812" />Il marketing ha l’obiettivo di rivolgersi a tutti e tre i cervelli, in modo tale da non innescare conflitti che potrebbero portare a decisioni di non acquisto.</p>
<p>
<em>La pubblicità degli albori era rivolta al nuovo cervello: voleva persuadere il cliente con motivazioni logiche.</em> Foto, colori e video non erano ancora presenti ed i messaggi stampati erano esclusivamente testuali: essendo la scrittura un linguaggio verbale, il destinatario era quindi necessariamente la “testa”.</p>
<p><em>L’introduzione di colori, grafica, musica, animazione, ha permesso di rivolgersi al “cuore”, richiamando una risposta emozionale.</em> Questi elementi possono aggirare la logica che la “testa” richiede: si vedano ad esempio molte campagne pubblicitarie senza una sola parola scritta (es. Nike o Benetton).<span id="more-793"></span></p>
<p>
<strong>Il futuro del marketing è rivolto alle ricerche su come parlare al cervello rettiliano</strong>, poiché è quello che risponde più velocemente agli stimoli e quasi sempre il decisore finale. <em>Gli studi sul marketing olfattivo e su altri aspetti apparentemente slegati dal processo decisionale</em>, ma in realtà dei potenti interruttori anche chimici, vanno in questa direzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong><span style="font-size: medium;">Il processo decisionale nel cervello rettiliano</span></strong></span></p>
<p>
 Secondo i ricercatori <em>Renvoise and Patrick</em>, esistono solamente sei stimoli che parlano al vecchio cervello.</p>
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>Egocentrismo</strong></span><br />
 Il cervello rettiliano è il “centro di me” e non ha pazienza o simpatia per alcun’altra cosa che non sia benessere e sopravvivenza. Pertanto è necessario rivolgersi in modo diretto al target, utilizzando parole come “tu” e “tuo”.</p>
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>Contrasto</strong></span><br />
 Il vecchio cervello cerca dei contrasti netti per poter prendere decisioni istantanee ed evitare confusioni che ritardano il processo decisionale.  Farà attenzione a contrasti quali “prima/dopo, rischioso/sicuro, con/senza, veloce/lento. Pertanto per catturare la sua attenzione bisogna evitare frasi e situazioni neutrali.</p>
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>Facile comprensione</strong></span><br />
 Il cervello rettiliano preferisce concentrarsi su affermazioni che non lo costringano a pensare sprecando tempo ed energie. Ad esempio una frase come “più soldi” è preferibile rispetto a “ottimizzazione degli investimenti”.</p>
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>Inizio e fine</strong></span><br />
 Il vecchio cervello cerca di conservare l’energia necessaria a pensare, eliminando tutti i dati non necessari. Se può comprendere una situazione utilizzando dei punti fissi forti coem inizio e fine, non sprecherà energie analizzando quello che sta in mezzo. L’implocazione è evidente: bisogne posizionare i contenuti fondamentali all’inizio e alla fine di una comunicazione, ripetendoli nel mezzo se necessario per riconquistare attenzione.</p>
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>Informazioni visive</strong></span><br />Il cervello rettiliano preferisce immagini, che hanno un tempo di elaborazione veloce, rispetto alle parole e ai concetti che richiedono pensiero.</p>
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>Emozioni</strong></span><br />
Il vecchio cervello viene acceso dalle emozioni. Ricorderemo un messaggio in modo migliore se viene associato ad una emozione forte.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quell’animale che mi porto dentro – 1</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 15:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo della comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo esseri umani razionali che basano le proprie nostre decisioni sulla valutazione dei pro e dei contro e cercano sempre di optare per la soluzione logicamente migliore. Questo però bisognerebbe spiegarlo al rettile che abita dentro di noi&#8230; Per molti anni ormai gli scienziati hanno diviso il cervello umano in tre parti, sviluppatesi una sopra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2012/02/reptiliano.jpg" style="float: left;" title="dante" width="280" height="249" class="alignleft size-full wp-image-812" />Siamo esseri umani razionali che basano le proprie nostre decisioni sulla valutazione dei pro e dei contro e cercano sempre di optare per la soluzione logicamente migliore. Questo però bisognerebbe <strong>spiegarlo al rettile che abita dentro di noi&#8230;</strong> Per molti anni ormai gli scienziati hanno diviso il cervello umano in tre parti, sviluppatesi una sopra all’altra nel corso dell’evoluzione:</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>- il complesso rettiliano (tronco encefalico e cervelletto) anche detto “vecchio cervello”</strong></span><br />
<strong>Siamo nati con esso e non è influenzato da cultura o storia personale</strong>. Il “vecchio cervello” si è evoluto 450 milioni di anni fa ed è interessato solamente alla sopravvivenza e alla riproduzione. È il centro dei riflessi istintivi, degli impulsi primitivi, <em>sesso e violenza</em>: un bel tipetto! Sappiamo inoltre che il cervello rettiliano vince sempre.<span id="more-770"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #009fe3;">- il complesso paleo-mammario o limbico (amigdala, ippocampo) anche detto “medio cervello”</span></strong><br />
 <strong>Si sviluppa durante i primi 5 anni della vita umana ed è in stretta relazione con la madre</strong>. È il centro delle emozioni, rappresentando <em>sentimenti, tensioni e contraddizioni.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>- il complesso neo-mammaliano o neocorteccia (che rappresenta nell’uomo circa il 90% della superficie cerebrale), anche detto “nuovo cervello”</strong></span><br />
 <strong>Si sviluppa intorno ai 7 anni di età ed è il centro del pensiero razionale</strong>. È lo strumento che utilizziamo per guardare il mondo: <em>scienza, logica, controllo, numeri, statistiche, denaro.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Queste tre parti sono state associate in modo improprio (ma abbastanza efficace) a pancia, cuore e testa per definirne gli ambiti di influenza. <strong>Quante volte il cuore dice una cosa e la testa un’altra? E cosa ne pensate delle decisioni di pancia?</strong><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #009fe3;"> </span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #009fe3;">Come funziona il nostro cervello</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Quando riceviamo un dato dai nostri sensi, questo viene indirizzato intuitivamente: <strong>se non c’è pericolo immediato l’informazione passa al “nuovo cervello” per essere analizzato logicamente</strong>. Il “cervello medio” trasmette le proprie impressioni agli altri due, esprimendo approvazione o disapprovazione alla neocorteccia e ricordando al cervello rettiliano i piaceri e le sofferenze passati.<br />
<em>Il cervello rettiliano è il più veloce nelle scelte semplici ma critiche come combattere o fuggire</em>. Il potente motore logico della neocorteccia è sensibilmente più lento: <strong>si può dire che il nuovo cervello agisce in modo strategico, il vecchio in modo tattico e il medio in modo emozionale.</strong><br />
 Sapersi rivolgere ad ogni cervello richiede la comprensione di come comunicare con esso. Ognuno utilizza un linguaggio totalmente diverso, ma allo stesso tempo comunica con gli altri due e li influenza.<span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #009fe3;"> </span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #009fe3;">Il nuovo cervello: “la testa”</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nuovo cervello è alla ricerca di argomentazioni logiche per essere soddisfatto</strong>. Vuole statistiche e caratteristiche di un prodotto in modo tale da poter comparare e valutare se è il caso di fare l’investimento. Il marketing del ‘900 è stato quasi totalmente sull’assunto che <em>un argomento logico sia anche persuasivo</em>, cosa che si tende oggi a mettere molto in discussione.<strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #009fe3;"> </span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #009fe3;">Il vecchio cervello: “la pancia”</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere il cervello rettiliano bisogna capire le sue priorità. È interessato a <em>combattimento, fuga, cibo e sesso</em>. Si pone di fronte alle cose in termini essenziali: <strong>uccidere o essere uccisi.</strong> La sua programmazione è legata alla nostra genetica ed utilizza come strumenti di sopravvivenza <em>il sesso, la forza, la posizione sociale, la scaltrezza e l’aspetto</em>: tutti fattori essenziali nella scelta del partner per avere una vita migliore e garantirsi una discendenza.<br />
 Il vecchio detto pubblicitario <strong>“il sesso vende”</strong> si appella direttamente al vecchio cervello, così come tutte le azioni legate alla scarsità e alla frenesia nel’acquisto (spesso di prodotti inutili se valutati logicamente). <em>Molte ricerche hanno dimostrato che gli esseri umani compiono scelte in modo emozionale e giustificandolo poi con argomenti razionali</em>.<br />
 Sappiamo anche che la decisione finale è presa sempre dal vecchio cervello, un’entità che <strong>non capisce neppure le parole</strong>. <em>Si consideri che la lingua parlata ha solamente 40.000 anni di vita, e la scrittura ancor meno, circa 10.000 anni.</em> Da un punto di vista evolutivo, secondo gli scienziati, non c’è stato sufficiente tempo per le parole di avere un impatto nel nostro vecchio cervello.<span style="color: #009fe3;"><strong><span style="font-size: medium;"> </span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong><span style="font-size: medium;">Il medio cervello: “Il cuore</span></strong>”</span></p>
<p style="text-align: justify;">Il cervello limbico è coinvolto nella sfera delle <strong>emozioni, sentimenti, comportamento sociale, memorie, apprezzamento o disapprovazione</strong>. Può portare a farci avere delle preferenze anche contro ogni ragionamento logico, e le <em>“ragioni del cuore”</em> sono quelle a cui si appella il <em>branding</em> nel farci fidelizzare ad un marchio.<br />
 Figurativamente parlando, il “cuore” colora le informazioni per la “testa”, fungendo da reagente emozionale che richiama le memorie associate con piacere e dolore. Influenza anche la “pancia”, trasmettendo memorie legate al nutrimento che ci incoraggiano a mangiare e sopravvivere. <em>Sono queste impressioni legate alle memorie da piccoli che ci rendono ghiotti di cibi rassicuranti (ad esempio la Nutella). </em><br />
 Le motivazioni di acquisto negli ultimi 30 anni sono state prevalentemente scatenate dal cervello limbico, incoraggiato a comprare attraverso messaggi positivi. Anche i messaggi negativi possono essere utili, suggerendo ad esempio di non cambiare marca.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: left;"><strong>Nella seconda parte vedremo come il marketing può parlare ai tre cervelli.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le PMI nella selva oscura – 3</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 07:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo della comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un impasto di web e passaparola, un pizzico di branding ed una guarnitura di contenuti. Il tutto farcito da un buon prodotto o servizio e servito su un letto di comunicazione professionale non fredda. Potrebbe essere la ricetta giusta per affrontare il mercato in modo vincente. Ma c&#8217;è un &#8220;ma&#8221;, anzi almeno un paio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2012/02/dante3.jpg" style="float: left;" title="dante" width="280" height="346" class="alignleft size-full wp-image-812" />
<p style="text-align: justify;">Un impasto di <strong>web</strong> e <strong>passaparola</strong>, un pizzico di <strong>branding</strong> ed una guarnitura di <strong>contenuti</strong>. Il tutto farcito da un <strong>buon prodotto o servizio</strong> e servito su un letto di <strong>comunicazione professionale non fredda</strong>.</p>
<p>Potrebbe essere la ricetta giusta per affrontare il mercato in modo vincente. Ma c&#8217;è un &#8220;ma&#8221;, anzi almeno un paio di &#8220;ma&#8221;. <em>Come si traduce questa ricetta in azioni concrete? Cosa cambia in relazione allo specifico settore ed alla realtà aziendale?</em><br />
Queste sono le domande fondamentali che qualsiasi azienda si deve porre. Per darsi una risposta attendibile bisogna partire da altre tre domande: quelle che il cliente si chiede quando deve decidere se acquistare o meno da voi.</p>
<p> <strong>1 &#8211; Perché mi devo fidare di te?<br />
 2 &#8211; Quali vantaggi mi porta il tuo prodotto / servizio?<br />
 3 &#8211; Quanto costa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A differenza di quanto si possa pensare, queste domande <em>non richiedono necessariamente delle risposte razionali.</em></p>
<p><span id="more-764"></span>Spesso il cliente compie scelte emozionali giustificandole poi in modo razionale. Tuttavia questi tre interrogativi vanno a trovare soddisfazione in diverse fasi della comunicazione. </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><span style="font-size: medium;"><strong>L&#8217;approccio: fiducia ed utilità</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, quando noi cerchiamo il cliente, dobbiamo compiere un doppio sforzo: convincerlo che quello che proponiamo gli può servire e che si può fidare di noi, prima ancora di proporgli il prezzo (anche se spesso è la prima cosa che viene chiesta). È un&#8217;impresa veramente ardua, tanto che la conversione di contatti in clienti è sempre più bassa, ove non nulla.<br />
Quando è il cliente che trova noi, e marketing e comunicazione oggi servono a questo, è in uno stato mentale diverso. <strong>Se ci ha contattati significa che abbiamo un&#8217;apertura di credito nei suoi confronti sia come fiducia sia come utilità dei servizi o prodotti proposti.</strong><br />
La barriera principale è rotta: ora è ancora molto difficile concludere la vendita e dobbiamo giocarci bene le nostre carte, ma maggiore è il consenso ed il senso di fiducia che siamo riusciti a trasmettergli prima di contattarci, tanto più grande sarà la possibilità che diventi un nostro cliente.<br />
Competenza e fiducia si trasmettono anche attraverso il fondamentale rapporto interpersonale, tuttavia quello che i ricercatori chiamano<em> &#8220;priming&#8221;</em>, corrispondente all&#8217;imprinting emozionale, è essenziale per quello che verrà dopo.<br />
La comunicazione<strong> &#8220;push&#8221; </strong><em>(da noi verso il cliente)</em> funziona molto bene solo se è preceduta da una comunicazione <strong>&#8220;pull&#8221;</strong> <em>(è il cliente che viene attirato da noi)</em>. </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><span style="font-size: medium;"><strong>Il prezzo e la decisione</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il prezzo è una componente del marketing,</strong> posiziona un prodotto o servizio in modo categorico. Una volta definita una posizione, è quasi impossibile modificarla se non a costo di sforzi comunicativi ed economici molto rilevanti. In questo articolo non affrontiamo l&#8217;argomento del prezzo come leva strategica di marketing, tuttavia è utile sapere che il prezzo qualifica l&#8217;oggetto della vendita, in particolare <em>pone l&#8217;asticella per quello che si valuterà prima e dopo.</em><br />
 Se siete i primi, sarete la pietra di paragone nella scelta del cliente, quasi sicuramente non razionale ma basata sul contrasto tra paura della perdita di denaro e volontà di beneficiare dei vantaggi. </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><span style="font-size: medium;"><strong>Come proporsi al mercato</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Se siete un&#8217;azienda di vendita diretta al cliente finale <em>(es. retail)</em>, basata sul territorio, le strade sono moltissime <em>(ad esempio sistemi come Groupon o il classico ma sempre funzionale depliant)</em> e strettamente <strong>correlate alla realtà territoriale </strong>che necessità di un progetto studiato ad hoc.<br />
Per le aziende di produzione e distribuzione, così come i B2B, non necessariamente legate ad uno o più punti vendita, è più agevole schematizzare alcuni <strong>percorsi di sicura utilità.</strong><br />
Nella parte 2 di questo articolo abbiamo definito web e passaparola come veicoli fondamentali per raffrontarsi con i clienti.<br />
Posto di avere un&#8217;immagine quantomeno presentabile che infonda fiducia, le azioni per essere efficaci sul web sono fondamentalmente cinque:<br />
<em>- avere un sito ottimizzato per i motori di ricerca e costantemente aggiornato con molti nuovi contenuti<br />
- lavorare sul posizionamento del proprio sito in relazione alle parole chiave essenziali (e/o attivare campagne pay-per-click)<br />
- essere presenti ed attivi sui social network<br />
- inviare periodicamente delle newsletter alla propria mailing list<br />
- collegare continuamente tra loro con rimandi incrociati i tre punti precedenti.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il web di per se è uno straordinario <strong>veicolo di passaparola</strong>, ma ha anche memoria breve in quanto il continuo <em>turnover di informazioni rende la vita del contenuto abbastanza limitata nel tempo</em> (anche se poi può continuare a lavorare sottotraccia per anni). Questo richiede una produzione costante di articoli che vadano a <em>rinnovare le bacheche nei social network</em> e richiamino più frequentemente <em>le visite dei motori di ricerca.</em></p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto il passaparola più potente è quello verbale, pertanto l&#8217;utilizzo del web come <strong>aggregatore di persone per eventi sul territorio</strong> <em>(manifestazioni, seminari, presentazioni, convegni, ecc.)</em> oppure per l&#8217;organizzazione di concorsi a premi legati alla realtà fisica piuò rappresentare un grande strumento promozionale a costi decisamente contenuti.<br />
<em>Pensate ad esempio ad una sponsorizzazione sportiva:</em> coinvolge già di per sè una cerchia piuttosto allargata tra giocatori, parenti, supporter, cittadinanza. Può essere legata al sito web della squadra ed aziendale, con concorsi per i tifosi attraverso i social network che si concludono nei punti vendita. <strong>La chiave è l&#8217;integrazione dei sistemi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><span style="font-size: medium;"><strong>Qualcosa da dire</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, la vera forza di un&#8217;azienda sul mercato sta nel volume di informazioni di qualità che riesce a produrre. La conoscenza, opportunamente pubblicata, significa penetrazione sul mercato, maggiore visibilità sia online sia offline e conseguentemente crescita.</p>
<p> <strong>Per vincere, è fondamentale avere qualcosa da dire.</strong></p>
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		<title>Paradiso perduto: &#8220;Nudi alla meta&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 12:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-822   aligncenter" title="Stampa" src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2012/01/nudi_alla_meta.jpg" alt="" width="580" height="410" /></p>
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		<title>Le PMI nella selva oscura &#8211; 2</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo della comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Per poter approfondire le leve strategiche di marketing in uno scenario mutato è necessario fare chiarezza su due fraintendimenti riguardo al web. Il web non è uno strumento Molti, in particolare appartenenti alla generazione dei Baby Boomers (indicativamente dai 45 ai 65 anni), hanno la percezione che il web sia uno strumento come altri per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-808" style="float: left;" title="dante" src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2012/01/dante2.jpg" alt="" width="280" height="346" />Per poter approfondire le leve strategiche di marketing in uno scenario mutato è necessario fare chiarezza su due fraintendimenti riguardo al web.</p>
<p><span style="color: #009fe3;"><strong><span style="font-size: medium;">Il web non è uno strumento</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Molti, in particolare appartenenti alla generazione dei <em>Baby Boomers (indicativamente dai 45 ai 65 anni)</em>, hanno la percezione che il web sia <strong>uno strumento come altri per comunicare</strong>. Questo non corrisponde alla realtà: nel web il messaggio e lo strumento convergono e i mezzi di comunicazione tenderanno sempre di più ad essere usufruiti con  modalità prossime a quelle di smartphone e tablet. <strong>Insomma il proprio collegamento costante con il  mondo, con le dimensioni della vecchia agenda.</strong> Per di più si può tranquillamente affermare che il web congloba diversi canali di comunicazione con differenze anche marcate. I messaggi? Avranno vita brevissima in una visione di  lunghissimo periodo!<br />
 <em>Sappiamo che molti boomers non saranno d&#8217;accordo, ma questa è la realtà che già esiste e sempre più si imporrà.</em></p>
<p><span id="more-753"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong><span style="font-size: medium;">Il web non è autoreferenziale</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Specialmente la nuova generazione non concepisce il web come un mondo a parte, ma come una <strong>connessione con il mondo fisico</strong> <em>(recenti ricerche hanno evidenziato come nella maggior parte delle persone i comportamenti su Facebook corrispondano a quelli reali, in particolare nei giovani).</em> Si vuole cercare di comprendere, esplorare e sfruttare le opportunità condividendo con altri le proprie esperienze. In questo senso Internet funziona anche da <strong>coscienza collettiva</strong>, e presumibilmente come ogni organismo sviluppa anche gli anticorpi per ridurre le criticità.<br />
Ci si incontra, si valuta cosa il mondo (o il mercato) ci offre, cosa fare domani, come vestirsi, come divertirsi, come lavorare, anche in base a quello che possiamo trovare sul web: <strong>che è molto, gratuito, e infinitamente più di quanto potremmo sapere da soli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #009fe3;"><strong>Azioni brevi, vista lunga</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Alle aziende piacciono le azioni brevi: appagano perché si riescono a <em>valutarne velocemente i risultati</em> e <em>non richiedono un impegno finanziario ma ancor più psicologico di lunga durata.</em><br />
 Ma le azioni brevi sono un terno al lotto, esponenzialmente di più se esulano da una visione di lungo periodo, strategica.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong><span style="font-size: medium;">L&#8217;immagine</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo abbiamo scritto e non ci stancheremo mai di ripeterlo: per poter impostare una strategia di comunicazione servono basi solide. <strong>Nome, cognome e aspetto.</strong><br />
 <em>Preferireste fidarvi di un barbone di nome Cisternino Scannagatti o di un distinto signor Luca Nobili?</em><br />
Contrariamente al detto, spesso <em>&#8220;l&#8217;abito fa il monaco&#8221;</em>, pertanto un investimento sarà tanto più redditizio nel lungo periodo quanto potrà appoggiarsi su <strong>un&#8217;immagine professionale</strong>, e conseguenti comportamenti, che infondano fiducia nel cliente.<br />
 Per dirla tutta, se avete un logo orribile ed un&#8217;immagine da sottoscala difficilmente otterrete  risultati nello scenario attuale ed ancor più in futuro.<em> Il look trasmette qualità, può fare la differenza nella scelta del partner.</em><br />
Impariamo dalla natura: gli animali (e non solo loro) tendono a scegliere il partner più bello e forte per l&#8217;accoppiamento.<strong> Così anche nella giungla del mercato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #009fe3;"><strong>I contenuti</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scrivere, fotografare, documentare.</strong> Le persone ricercano per parole e dovete mettervi in grado che le trovino presso di voi. Le persone sono attratte dalle immagini e dovete mettervi in grado di attrarle a voi.<br />
Le regole sono semplici ma il 99% delle aziende va in crisi perché non è mai stata abituata a produrre contenuti al di là degli aspetti meramente tecnici. Un grande numero di imprese ha addirittura<em> difficoltà a descrivere la propria attività</em> e spesso si trincera dietro un minimalismo &#8220;volontario&#8221; per la paura di non sapere cosa comunicare.<br />
 <strong>Un grande errore, fatale in prospettiva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Contenuti di qualità sul proprio settore, originali e non copiati (eventualmente ispirati) servono per due motivi essenziali:<br />
 <em>- i motori di ricerca funzionano per parole, più ne hai più c&#8217;è la possibilità che qualcuno ti visiti. Inoltre un sito con molti contenuti viene considerato di maggior valore e pertanto si posiziona con più facilità in testa alle ricerche;<br />
- trasmettere contenuti al mercato significa offrire un servizio gratuito e comunicare competenza, elemento essenziale del branding di lungo periodo.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La produzione di contenuti da pubblicare via web (e/o da stampare in un magazine aziendale) ha benefici straordinari nel lungo periodo, ma non ci aspettiamo risultati oggi. <em>Se avete intenzione di chiudere l&#8217;azienda entro due anni, è tempo sprecato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella terza ed ultima parte affronteremo le strategie di corto, medio e breve periodo per l&#8217;approccio al  mercato.</strong></p>
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		<title>Le PMI nella selva oscura &#8211; 1</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2012/01/19/le-pmi-nella-selva-oscura-parte-1/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 07:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo della comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era  smarrita.&#8221; Firmato Dante Alighieri o una delle molte PMI che di fronte a grandi cambiamenti faticano a trovare la chiave giusta per aprire le porte del mercato. &#8220;Ricerca clienti&#8221; è l&#8217;imperativo, ma per molti (in particolare chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-806" style="float: left;" title="dante" src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2012/01/dante1.jpg" alt="" width="280" height="346" />&#8220;Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era  smarrita.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Firmato Dante Alighieri o una delle molte PMI che di fronte a grandi cambiamenti faticano a trovare la chiave giusta per aprire le porte del mercato. <strong>&#8220;Ricerca clienti&#8221;</strong> è l&#8217;imperativo, ma per molti (in particolare chi si occupa di B2B) la frase è mal  posta: <strong>oggi sono i clienti che trovano te.</strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #009fe3;"><strong>Lo scenario attuale</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">A giudizio unanime, da Monti all&#8217;uomo della strada, si dice che <strong>le PMI sono la parte più vitale dell&#8217;economia</strong>. Allo stesso tempo si afferma che dovrebbero fare investimenti ed associarsi per crescere di dimensione. Più facile a dirsi che a farsi: ripresa, poi crisi, poi stagnazione, poi recessione si alternano con preoccupante ciclicità e non è facile <em>prevedere quello che ci aspetta.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Gli investimenti latitano e la voglia di associarsi non è molta, specie in un momento in cui non si ha forza contrattuale.<span id="more-720"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Diciamolo chiaramente</strong>: per uscire da questa situazione ci vorranno almeno 10 anni, quindi è meglio <strong>pensare fin da subito</strong> ad un modo diverso di porsi rispetto al mercato con esiti felici. L&#8217;importante è impostare una visione strategica di lungo periodo ed essere pronti a <em>cambiare velocemente tattiche.</em></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #009fe3;"><strong>I clienti</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Arriveranno sempre meno attraverso i canali di vendita tradizionali. Ciò non significa che agenti, punti  vendita, ecc, siano sorpassati, tutt&#8217;altro. <em>Senza di loro non si sopravvive.</em><br />
 Il rapporto con la forza vendita e la distribuzione si evolve però verso un prodotto-servizio che fidelizza il cliente acquisito e può conquistarne di nuovi, sia nel B2C sia nel B2B. Ma questo potrà essere oggetto di un ulteriore approfondimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Le PMI italiane sono storicamente abituate a trattare con il mercato in termini che se da un lato sono molto essenziali <em>(richiesta-preventivo-ordine, pagare moneta &#8211; dare cammello)</em>, dall&#8217;altro adottano strumenti di <em>persuasione personale agente-cliente</em>, non di rado al limite della ragionevole professionalità. <strong>Fatti amico il cliente e il resto vien da sè: funzionava!</strong> Ora molto meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato è già globale e ci sono interlocutori molto più capaci e attrezzati a farsi amici i clienti. <em>La clientela tradizionale sta cambiando faccia</em>, sia per il passaggio generazionale sia per mutati assetti aziendali ed internazionalizzazione. Ciò comporta che ci siano valutazioni su nuove partnership e che situazioni consolidate possano ribaltarsi velocemente.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #009fe3;"><strong>La ricerca dei fornitori</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">È curioso il fatto che nella ricerca di un fornitore si adottino determinate procedure, mentre quando ci si interroga su <strong>come trovare un cliente</strong> vengano applicate logiche diverse. Il cliente ti cerca esattamente allo stesso modo in cui tu cercheresti un fornitore.<br />
 <strong> Per lo più, via passaparola e via web.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si noti: il cliente &#8220;cerca&#8221;, non &#8220;è cercato&#8221;. Questo è un cambiamento epocale ed un enorme vantaggio dal punto di vista del ritorno degli investimenti: <em>un cliente che ti cerca è già interessato</em>. Il problema ora viene spostato su un nuovo piano: come porsi in una posizione tale da essere trovati?</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta la comunicazione è essenziale per infondere quella fiducia che serve a trasformare il  contatto in interesse e a diffondere consenso verso il brand, ma nulla ha un peso numericamente rilevante come <em>passaparola e web nel primo contatto</em> (salvo non avere capitali pubblicitari così ingenti per agire su quantità elevatissime di clienti, e non è solitamente il caso delle PMI).</p>
<p style="text-align: justify;">Parlare di web e di passaparola tuttavia significa tutto e nulla: in gran parte il web è passaparola. Vi possono rientrare una moltitudine di attività come ad esempio:<br />
 <em>- attività sui blog e sui social network<br />
- consigli da cliente a cliente<br />
- posizionamento sui motori di ricerca<br />
- campagne pay per click<br />
- concorsi<br />
- eventi territoriali<br />
- sponsorizzazioni sportive o culturali<br />
- seminari e convegni<br />
- e-mail marketing</em></p>
<p style="text-align: justify;">Agire sul passaparola e sul web significa anche <strong>fare branding</strong>, cioè su benefici di lungo periodo non necessariamente legati ad un riscontro immediato, per quanto auspicabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella seconda parte, la settimana prossima, parleremo più diffusamente delle modalità di utilizzo di questi strumenti.</strong></p>
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		<title>Paradiso perduto: “Età pensionabile”</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-715  aligncenter" title="Età pensionabile" src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2012/01/eta_pensionabile.jpg" alt="" width="580" height="421" /></p>
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		</item>
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		<title>Sul web, la generazione fa la differenza!</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2012/01/03/sul-web-la-generazione-fa-la-differenza/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 14:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo della comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Boomers, Gen X o Millennials? Di che generazione sei? Riprendendo un interessante articolo di Susan Weinschenk, analizziamo i diversi approcci alla tecnologia e al web design tra le tre generazioni maggiormente &#8220;attive&#8221; nel mercato del lavoro.Innanzitutto, è utile fare chiarezza sul concetto di generazione e su quelle che andremo a prendere in esame. A grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-695" style="float: left" title="generazioni" src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2011/12/generazioni.jpg" alt="" width="300" height="220" />Boomers, Gen X o Millennials? Di che generazione sei?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Riprendendo un interessante articolo di <a href="http://www.whatmakesthemclick.net" target="_blank"><em>Susan Weinschenk</em></a>, analizziamo i diversi approcci alla tecnologia e al web design tra le tre generazioni maggiormente <em>&#8220;attive&#8221;</em> nel mercato del lavoro.<br/>Innanzitutto, è utile fare chiarezza sul concetto di generazione e su quelle che andremo a prendere in esame.  A grandi linee il termine generazione si può intendere in due modi:<br />
 <em>- l&#8217;insieme delle persone che hanno vissuto eventi caratterizzanti (come i movimenti del &#8217;68) che ne hanno plasmato il pensiero e le abitudini culturali e sociali;<br />- il periodo di tempo che intercorre tra la nascita dei genitori e quella dei loro figli.</em><span id="more-687"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In questa sede ci concentreremo su tre di esse:</p>
<ul>
<li><strong>Baby Boomers (nati tra il 1945 e il 1964);</strong></li>
<li><strong>Generation X (nati tra il 1965 e il 1980);</strong></li>
<li><strong>Millennials (nati dal 1981 in poi).</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Quando si pensa ad una presenza sul web, bisogna tenere conto del proprio (o dei propri) target di riferimento avendone ben presenti i differenti approcci alla tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Va fatta una premessa per ognuno dei tre gruppi indicati:</p>
<ul>
<li><strong>i Baby Boomers</strong> sono cresciuti e hanno vissuto gran parte della loro vita in un sistema che prevedeva una separazione temporale tra le varie attività della giornata (lavoro, casa, sport, ecc). Il loro sistema di pensiero è prevalentemente sequenziale, tende a mettere in fila i vari aspetti da analizzare (così come il principale metodo di apprendimento della loro infanzia, il libro);</li>
<li><strong>i Gen X</strong> sono cresciuti in un sistema che ha visto l&#8217;avvento di grandi cambiamenti sociali, comunicativi e tecnologici. Sono un gruppo ibrido, che ricorda i libri così come i video ed ha iniziato la propria vita lavorativa con le tecnologie;</li>
<li><strong>i Millennials</strong> hanno sempre vissuto in un mondo tecnologico, tanto che non usano il termine &#8220;tecnologia&#8221; in quanto questa è implicita nella loro vita. Sono il gruppo più globalizzato, con minori differenze tra aree geografiche ed etnie.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Detto ciò, passiamo a vedere le differenze che emergono rispetto alle tecnologie (emerse da una ricerca della succitata studiosa Statunitense):</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #00bfff;"><span style="color: #eb008a;"><strong>1. Dualismo contro ubiquità</strong></span> </span>- I Baby Boomers ritengono la tecnologia una cosa a parte. Loro &#8220;vanno su Internet&#8221;, &#8220;chiamano al cellulare&#8221;, cercano &#8220;sul computer&#8221;. Marcano una distinzione tra l&#8217;azione e lo strumento utilizzato. I Millennials non prevedono questa separazione: cercano qualcosa &#8220;naturalmente&#8221; sul computer (esistono altre opzioni?), fanno una chiamata a qualcuno, la tecnologia è implicita.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #eb008a;"><strong>2. Amore e paura</strong></span> &#8211; I Gen X vivono con la tecnologia, la usano per essere più produttivi, gli piace personalizzarla. Sono il gruppo maggiormente innamorato della tecnologia ma allo stesso tempo se ne sentono intrappolati. I Baby Boomers invece ricordano bene la vita senza tecnologia, ne possono essere assuefatti ed innamorati ma anche più facilmente lasciarla da parte. I Millennials hanno integrato più degli altri la tecnologia nelle loro vite ma allos tesso tempo sono quelli che si pongono il problema: &#8220;Dovremmo parlare di più invece di usare tutti questi sms&#8221;, vogliono ritornare ad essere personali.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #eb008a;"><strong>3. La dimensione dei font</strong></span> &#8211; Tutte le generazioni odiano i caratteri troppo piccoli online, non solamente i Baby Boomers come ci si potrebbe attendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #eb008a;"><strong>4. Elementi in movimento</strong></span> &#8211;  Ai Baby Boomers proprio <strong>NON PIACCIONO</strong> le cose che si muovono e scorrono su una pagina web. Questa è una seria ragione per fargli abbandonare un sito. I Gen X hanno un atteggiamento neutrale rispetto agli elementi in movimento e i Millennials trovano che una pagina web sia noiosa senza di essi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #eb008a;"><strong>5. Interessante e divertente</strong></span> &#8211; I Millennials si aspettano che un sito sia interessante o ancor meglio divertente. Gli altri due gruppi sono disposti a rinunciare al divertimento se il sito può essere personalizzato per loro (Gen X) o utile (Boomers).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #eb008a;"><strong>6. Twitter e Facebook</strong></span> &#8211; I Gen X amano Twitter, i Millennials preferiscono Facebook, i Boomers li cercano entrambi ma sono ancora disorientati.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #eb008a;"><strong>7. I Gen X sono in minoranza</strong></span> &#8211; Nei soli Stati Uniti i Boomers sono 78 milioni e i Millennials 80 milioni. I Gen X sono un gruppo molto più piccolo, di 55 milioni (a livello italiano questa statistica può essere leggermente diversa, ma globalmente è molto attendibile).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #eb008a;"><strong>8. I Gen X progettano per altri</strong></span> &#8211; La maggior parte dei progetti web viene sviluppata da persone appartenenti alla Generazione X, mentre i fruitori appartegono in misura predominante agli altri due gruppi! Questo richiede un approccio senza pregiudizi da aprte dei designer Gen X.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #eb008a;"><strong>9.  I Millennials si identificano di più con le persone</strong></span> &#8211; Se un sito pubblica immagini di persone, i Millennials sono i più sensibili all&#8217;aspetto e soprattutto all&#8217;età di chi è rappresentato. Non pochi Millennials escono subito da un sito perché la persona presentata è &#8220;troppo vecchia&#8221; (anche 35 anni può significare &#8220;vecchio&#8221;) e quindi non ritengono che il sito sia progettato per loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #eb008a;"><strong>10. Gli sviluppi</strong></span> &#8211; Si potrebbe pensare che tutte le generazioni in ultima analisi tendano ad uniformarsi con l&#8217;età, ma in questo caso ci sono molti dubbi in quanto le differenze sembrano molto radicate. I Millennials non vogliono diventare Gen X così come i Gen X non diventeranno Baby Boomers.<br/></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>Altre ricerche</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una seconda indagine Americana, condotta da AARP, riguarda gli stimoli che motivano le tre generazioni sul posto di lavoro:</p>
<ul>
<li><strong>i Baby Boomers</strong> sono motivati quando i manager gli indicano come fare la differenza ed essere coinvolti. Le frasi chiave sono: <em>&#8220;la tua opinione è molto considerata&#8221;, &#8220;puoi lavorare quanto desideri&#8221;, &#8220;il tuo contributo sarà riconosciuto&#8221;, &#8220;abbiamo bisogno di te&#8221;</em>;</li>
<li><strong>i Gen X</strong> sono motivati quando i superiori gli permettono di portare a termine i compiti in modo personalizzato. Apprezzano messaggi come: <em>&#8220;puoi fare come desideri&#8221;, &#8220;abbiamo nuovi computer e software&#8221;, &#8220;non abbiamo molte regole&#8221;;</em></li>
<li><strong>i Millennnials</strong> vengono motivati allorquando i loro capi collegano le loro azioni alla propria carriera ed obiettivi personali. Le frasi più apprezzate sono: <em>&#8220;lavorerai con altre persone brillanti e creative&#8221;, &#8220;tu e i tuoi colleghi potete aiutarci a cambiare l&#8217;azienda&#8221;, &#8220;qui puoi essere protagonista&#8221;.</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Uno studio del <em>Dott. Adam Gazzaley</em> si è invece concentrato sulle differenze tra un cervello più giovane ed uno più vecchio nella memorizzazione, utilizzando  un sistema fMRI <em>(scansione cerebrale)</em>. Ne è risultato che <strong>il cervello più vecchio è meno capace di sopprimere le informazioni irrilevanti</strong>, pertanto in una situazione di distrazione (eccesso di informazioni) <strong>si &#8220;programma&#8221; per l&#8217;interruzione</strong>. Una ricerca analoga ha anche suggerito che questo effetto sia da attribuirsi al lento declino della velocità nel processo neurale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>La sintesi</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche sembrerebbero convergere verso alcune caratteristiche chiave delle generazioni:</p>
<ul>
<li><strong>per i Baby Boomers</strong> le parole chiave sono <em>&#8220;ordine e semplicità&#8221;, &#8220;riconoscimento personale&#8221;</em>;</li>
<li><strong>per i Gen X</strong> le parole chiave sono <em>&#8220;libertà&#8221;, &#8220;personalizzazione&#8221;</em>;</li>
<li><strong>per i Millennnials</strong> le parole chiave sono <em>&#8220;identificazione&#8221;, &#8220;obiettivi di gruppo&#8221;</em>.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #009fe3;"><strong>La nostra esperienza</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">I punti riportati sono sostanzialmente in linea con le nostre esperienze. In Eden Exit siamo prevalentemente <em>Gen X </em>ed i nostri clienti sono per lo più <em>Baby Boomers e Gen X</em> loro stessi; in particolare è estremamente evidente nel primo dei due gruppi la <strong>separazione tra azione e strumento</strong> e la <strong>forte insofferenza rispetto a design articolati di pagine web</strong> (al limite del rifiuto). Per quanto riguarda i Social Network invece, anche a causa di un certo ritardo nell&#8217;utilizzo di Twitter che si sta colmando solo da poco, <em>Facebook in Italia resta la piattaforma dominante</em> e preferita da tutti (non è escluso che ciò possa anche essere dovuto ad una specificità nazionale).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Che ne pensi? Di quale generazione sei? Credi che il design dei siti tenga conto delle differenze generazionali?</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le tre variabili</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2011/12/27/le-tre-variabili/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 07:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo della comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Come in tutti i mercati, anche comunicazione e marketing non si sottraggono al tiramolla tra richieste del cliente e disponibilità del fornitore. Semmai propro questa tipologia di servizi è soggetta ad una particolare pressione riguardo ai tempi di consegna che devono generalmente essere &#8220;just before time&#8221; perché spesso (e non sempre a ragione) si trovano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-604" style="float: left;" title="tqc" src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2011/11/tqc.jpg" alt="" width="265" height="235" />Come in tutti i mercati, anche comunicazione e marketing non si sottraggono al <em>tiramolla</em> tra <strong>richieste del cliente e disponibilità del fornitore</strong>. Semmai propro questa tipologia di servizi è soggetta ad una particolare pressione riguardo ai tempi di consegna che devono generalmente essere <em>&#8220;just before time&#8221;</em> perché spesso (e non sempre a ragione) si trovano penalizzate <em>in quanto a valle di una serie di processi decisionali.</em></p>
<p style="text-align: justify;">In una situazione ideale, il marketing viene coinvolto <strong>ragionevolmente presto</strong> nelle strategie aziendali <em>(nella fase di strutturazione di nuovi prodotti e servizi o di apertura verso nuovi mercati)</em> in modo tale da poter comprendere l&#8217;oggetto del comunicare, analizzarlo e conseguentemente <strong>proporre delle strategie a ragion veduta</strong>.<span id="more-602"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante anche in Italia finalmente inizi a farsi strada nelle aziende una <strong>visione strategica della comunicazione</strong> <em>(e come Eden Exit lavoriamo sui clienti e per i clienti a questo scopo)</em>, è tuttavia frequente la richiesta di supporto a <em>tempi brevissimi</em> che introduce problematiche non semplici.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono due situazioni ben distinte in cui queste urgenze si vanno ad inserire:</p>
<ul>
<li><em><strong>nel caso vi siano un&#8217;immagine ed una strategia di comunicazione ben impostate</strong>, il nuovo &#8220;messaggio&#8221; può trovare una sua collocazione con relativa facilità in quanto le componenti di forma e stile nei contenuti sono già definite. In questo caso si tratterà per lo più di lavorare sul concetto del messaggio da trasferire o più banalmente sull&#8217;adattamento grafico;</em></li>
<li><em><strong>nel caso sia assente una base su cui lavorare</strong>, ci si affida alla trovata che può essere più o meno valida ma che è giocoforza di breve respiro. In questo caso bisogna per così dire &#8220;inventarsi&#8221; tutto, il che espone a una serie di conseguenze non facilmente prevedibili.</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, senza un&#8217;analisi preventiva e un contesto strutturato, la comunicazione potrà essere <em>&#8220;bella&#8221; o &#8220;interessante&#8221;</em>, ma non sufficientemente oggettiva e soprattutto persistente. Ciò non significa che non sia necessario a volte agire in tempi stretti <em>(giorni o addirittura ore) </em>per cogliere delle opportunità, ma che questa deve rappresentare <strong>l&#8217;eccezione e non la regola.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sfortunatamente il mercato della comunicazione, e quello italiano in particolare, è stato fortemente danneggiato dalla <strong>scarsa affermazione della figura professionale di consulente in comunicazione</strong>, tanto che ancora oggi chi lavora nel settore viene spesso etichettato come <em>&#8220;grafico pubblicitario&#8221;</em>, mentre è ben chiara nelle persone la differenza tra <em>&#8220;architetto&#8221;</em>, <em>&#8220;ingegnere&#8221;</em> e <em>&#8220;geometra&#8221;</em> (quantomeno a grandi linee).</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò ha comportato che molti <em>self-made-experts</em> potessero proporre comunicazione e grafica di <em>pessima fattura, realizzata velocemente e a basso costo (e basso investimento).</em></p>
<p style="text-align: justify;">La scarsa capacità di comprendere <em>la qualità, l&#8217;importanza e l&#8217;efficacia della comunicazione</em> è uno dei motivi <em>(e neppure il meno importante)</em> per i quali molte aziende italiane, ed in particolare le PMI, <strong>hanno pagato dazio in termini di competitività internazionale.</strong> Ora sta cambiando qualcosa, ma i tempi per una definitiva presa di coscienza saranno necessariamente lunghi, in parte legati ad un <em>passaggio generazionale.<br />
 </em></p>
<p style="text-align: justify;">A livello generale, ci sono <strong>tre variabili</strong> che <em>(in comunicazione come in altri servizi)</em> vanno a costituire un progetto:</p>
<ul>
<li><strong><em>qualità,</em></strong></li>
<li><strong><em>tempo,</em></strong></li>
<li><strong><em>prezzo.</em></strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Tutti noi quando ci troviamo dalla parte del cliente ci aspettiamo un servizio economico, veloce e a basso costo. Ma ciò è possibile solamente nelle situazioni di <em>prodotto-servizio </em><em>replicabili</em> <em>&#8220;in toto&#8221;</em> o quasi. Dove interviene una <strong>componente progettuale</strong>, si devono privilegiare due variabili su tre.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi se si vuole un servizio <em>veloce ed economico</em> ecco che la qualità scenderà necessariamente, così come se vogliamo <em>qualità ad un buon prezzo</em> ci dovremo aspettare tempi lunghi e se desideriamo<em> qualità e velocità</em> il conto sarà più salato.</p>
<p style="text-align: justify;">Come regola generale, inoltre, più <strong>la comunicazione aziendale è già ben impostata</strong>, minore sarà la differenza tra le due variabili scelte e quella penalizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo, <strong>analisi e pianificazione </strong>significano sempre risparmio e maggiore qualità: <em>un investimento a monte per poter fare di più, più velocemente e con meno risorse a valle.</em></p>
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		<title>Paradiso perduto: &#8220;Il parco&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 16:16:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
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