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	<title>Eden Exit blog</title>
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	<description>Eden Exit Srl - Cogli la prima Mail</description>
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		<title>Lo strano caso del Dottor Market</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 16:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo della comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Bel tempo, pioggia, bel tempo, pioggia&#8230; Crisi, ripresa, Grecia, e poi chissà&#8230;?
Mai come in questo periodo le notizie politico economiche sono discordanti e ingessano letteralmente gli investimenti in qualsiasi forma di sviluppo. Insomma poche aziende hanno voglia di rischiare, anche se:
- ne hanno la possibilità perché l&#8217;andamento generale degli affari sta migliorando
- ne hanno bisogno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2010/05/finchelabarcava.jpg" alt="" title="finchelabarcava" width="339" height="278" class="alignleft size-full wp-image-552" style="float: left;"/><em>Bel tempo, pioggia, bel tempo, pioggia&#8230; Crisi, ripresa, Grecia, e poi chissà&#8230;?</em></p>
<p>Mai come in questo periodo le notizie politico economiche sono discordanti e <strong>ingessano letteralmente gli investimenti</strong> in qualsiasi forma di sviluppo. Insomma poche aziende hanno voglia di rischiare, anche se:<br />
<em>- <strong>ne hanno la possibilità </strong>perché l&#8217;andamento generale degli affari sta migliorando<br />
- <strong>ne hanno bisogno</strong> perché la comunicazione e i modi per comunicare cambiando velocemente<br />
- in qualche caso <strong>non hanno scelta</strong> perché o cambiano marcia o non si agganceranno mai ad un trend di ripresa (da non confondersi con la crescita dei volumi che è un&#8217;altra cosa non necessariamente positiva)</em></p>
<p><span id="more-553"></span></p>
<p><strong>Allora, che si fa?</strong><br />
Un fenomeno molto interessante, strettamente connesso alla progressiva <em>&#8220;socialnetworkizzazione&#8221;</em> <em>(brrrr che brutta parola, però rende!)</em> del mondo, è il ritorno a forme più o meno evolute di <strong>baratto e di affiliazione</strong>: se siamo complementari, <em>ci mettiamo a fare qualcosa insieme, dividiamo le spese, investiamo complessivamente meglio e dividiamo anche il rischio.</em></p>
<p>Insomma, anche <em>psicologicamente</em>, si è disposti a <strong>rischiare solo un pochino</strong>: sembrerebbe finita la stagione della grande imprenditoria capitalistica. <em>Non è detto che sia un male.<br />
</em><br />
La frammentazione dei mercati, del resto, con <strong>canali di vendita che sono i più disparati</strong> <em>(negozi, GDO, internet, gruppi di acquisto, ecc)</em> rende estremamente difficile un controllo sistematico del mercato e per sfruttare le opportunità serve oggi più che mai una <em>rete di relazioni </em>e di competenze difficilmente accentrabili in un unico soggetto.</p>
<p>Tenendo le fila del progetto <a href="http://www.manontheriver.com" target="_blank">Man on the River</a> siamo venuti in contatto con <strong>aziende di molteplici settori</strong>: <em>dalle comunicazioni all&#8217;arredamento, dai trasporti alla nautica, dai prodotti per l&#8217;igiene all&#8217;informatica.</em></p>
<p><strong>E&#8217; un bell&#8217;osservatorio, dobbiamo dire.</strong></p>
<p>Per tutti, questo progetto sta diventando la<strong> duplice opportunità</strong> di <em>mettere in gioco la propria etica</em>, che sarà sempre più un fattore trainante nel mercato, e di <em>costruire relazioni</em> sia con gli altri soggetti partner sia trasmettendo ai propri clienti un senso di appartenenza a <em>qualcosa di nuovo</em>.</p>
<p><strong>Sempre marketing è</strong>, però rispetto agli eccessi di convention con Champagne e vacanze premio alle Maldive <em>(non proprio la nostra idea di evoluzione della cultura aziendale)</em>, c&#8217;è una gran <strong>bella differenza</strong>.</p>
<p><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2010/05/smartmanagement.jpg" alt="smart management" title="smart management" width="282" height="192" class="alignleft size-full wp-image-554" style="float: left;"/>Anche ai piani alti sta cambiando qualcosa, dicono: abbiamo recentemente conosciuto <em>Franco Marzo</em>, un ex-manager che propone alle grandi aziende dei percorsi per <strong>sensibilizzare i propri dirigenti ad una condotta etica e più orientata all&#8217;uomo che non al solo profitto</strong>.<br />
Franco utilizza <em>la musica</em> come veicolo per metabolizzare certi valori e percorsi culturali. Potete scoprirne di più su <a href="http://www.smartmanagement.it" target="_blank">www.smartmanagement.it</a></p>
<p>Non sappiamo che risultati stia ottenendo, però è <em>un&#8217;iniziativa interessante</em> della quale intendiamo seguire gli sviluppi.<br />
&nbsp;<br />
Non sia mai che si riesca a far diventare <strong>un po&#8217; più a misura d&#8217;uomo queste multinazionali!</strong> Forse se qualcuno ci avesse <em>pensato prima</em> non sarebbe successo il patatrac che tutti ben conosciamo.</p>
<p>Tornando all&#8217;argomento principale, sembra che ora come ora le parole <em>&#8220;scambio&#8221;, &#8220;relazione&#8221;, &#8220;co-marketing&#8221; </em>stiano guidando gli orientamenti delle aziende. Certo in Italia sarebbe un bel passo avanti, se consideriamo che i paesi leader tipo la <em>Germania</em> questa cosa l&#8217;avevano compresa <em>almeno vent&#8217;anni fa</em>, tanto che la loro struttura industriale ha la forza proprio nel raggruppamento.</p>
<p><em>Siamo fiduciosi</em>: certo c&#8217;è un sacco di <strong>greenwashing</strong> ed <strong>ecowashing</strong> modaiolo, <em>però piuttosto della corsa al petrolio o allo yuppismo meglio non stare a sottilizzare troppo!</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Volare con l’uomo sul fiume</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2010/03/03/volare-con-l%e2%80%99uomo-del-fiume/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 15:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vi raccontiamo una storia.
Qualche mese fa abbiamo conosciuto Giacomo De Stefano, quasi per caso. Un comune amico ce lo presentò perché ci parlasse del suo progetto, inteso sia come iniziativa sia come obiettivo di vita. Perché Giacomo ha ricevuto in dono l’onore e l’onere di far coincidere la propria occupazione con i propri ideali. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignleft size-full wp-image-542" style="float: left;" title="Giacomo De Stefano" src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2010/03/giacomodestefano.jpg" alt="Giacomo De Stefano" width="300" height="223" /></p>
<p align="justify"><strong>Vi raccontiamo una storia.</strong></p>
<p align="justify">Qualche mese fa abbiamo conosciuto <em>Giacomo De Stefano</em>, quasi per caso. Un comune amico ce lo presentò perché ci parlasse del suo progetto, inteso sia come iniziativa sia come obiettivo di vita. <em>Perché Giacomo ha ricevuto in dono l’onore e l’onere di far coincidere la propria occupazione con i propri ideali.</em> Ma ci ritorneremo dopo.</p>
<p align="justify">Non abbiamo timore di scrivere che all’inizio <em>eravamo scettici</em>: non era il primo e neppure sarà l’ultimo che ci chiede di aiutarlo a sviluppare un’idea, per lo più vaga, per la quale ha zero fondi da investire e ancor meno tempo da dedicare.<span id="more-533"></span></p>
<p align="justify">Ma questa volta era diverso, non tanto per il fatto che qualcosa fosse già stato realizzato, e con un certo successo, ma perché Giacomo riesce a comunicare in modo assolutamente trasparente quali sono gli obiettivi e porre l’interlocutore davanti ad una domanda: <strong>“cosa vuoi fare per aiutarmi?”</strong>.</p>
<p align="justify">Attenzione, non <strong>“cosa puoi fare”</strong>, ma proprio <strong>“cosa vuoi fare”</strong>. Eh sì, perché via via che il progetto viene raccontato, si è coinvolti a un punto tale che si vuole proprio entrare a farvi parte.</p>
<p align="justify">Quello che era chiamato <em>“North Sea to Black Sea”</em> e che ora (immodestamente grazie a noi) è divenuto un più affascinante <strong>“Man on the River”</strong>, è un viaggio da Londra a Istanbul attraverso le vie fluviali <em>(Tamigi, canali francesi, Reno, Meno, Danubio, Mar Nero)</em>.</p>
<p align="justify">Niente di nuovo nel percorso perché è già stato affrontato da altri viaggiatori <em>(uno partendo dall’Olanda su un catamarano, altri due intervallando navigazione e bicicletta)</em>: ciò che cambia sono gli obiettivi e le modalità.</p>
<p style="padding-left: 60px;"> </p>
<p style="padding-left: 60px; align=justify">Prima di entrare nei dettagli, va fatta una premessa: due anni fa Giacomo ha intrapreso il suo primo progetto di questo tipo, <em>risalendo il Po da Venezia fino a Piacenza, a bordo di una barca di origine Vichinga che tutt’oggi viene utilizzata per la pesca nelle isole Shetland, in Scozia</em> (e che sarà protagonista anche del nuovo viaggio).</p>
<p style="padding-left: 60px;">Questo primo viaggio era stato chiamato Un Altro Po, e Radio 24 aveva lo aveva seguito con collegamenti giornalieri. Gli obiettivi principali erano la sensibilizzazione verso i problemi e la vita fluviali, attraverso quella che un tempo era la via di comunicazione più importante dell’Italia settentrionale <em>(e che oggi torna drammaticamente alla ribalta per quanto originato dal Lambro).</em></p>
<p style="padding-left: 60px;">Lungo il percorso, Giacomo aveva potuto scoprire un’enorme ricchezza in termini di umanità, luoghi, tradizioni, fauna e flora che è solitamente lontana dalle mappe turistiche. Potete scoprirne di più sul sito <a href="http://www.unaltropo.com" target="_blank">www.unaltropo.com</a>.</p>
<p style="padding-left: 60px;"> </p>
<p align="justify"><strong>Con Man on the River l’asticella si alza</strong>: l’obiettivo non è più solo l’Italia, ma diventa l’Europa, con tutte le sue contraddizioni: anzi, un qualcosa di più, perché il viaggio inizia nel cuore pulsante della city londinese per terminare lungo le sponde del Bosforo, a Istanbul, <em>la porta d’oriente e l’unione ideale tra continenti e culture</em>.</p>
<p align="justify">Giacomo ha deciso di dedicare la propria vita a fare il frontman, inteso come persona che indica come “cambiare si può”: i suoi gesti, grandi, dovrebbero essere di esempio perché tutti noi, ogni giorno, possiamo adottare piccoli comportamenti più consapevoli.</p>
<p align="justify">Il dono di Giacomo gli ha permesso di costruire intorno a se un team di persone motivate a lavorare con lui e a collaborare tra loro per la riuscita del progetto. E non poche aziende gli stanno offrendo appoggio sia offrendo servizi sia materiali utili alla costruzione della barca, al trasporto, alla diffusione mediatica.</p>
<p align="justify">Cosa ottengono in cambio? In teoria visibilità, che sarà garantita da migliaia di contatti durante questa lunghissima avventura (circa sei mesi); in pratica la consapevolezza di far parte di un gruppo che vuole migliorare un po’ il mondo. <strong>Insomma di stare dalla parte dei buoni</strong>.</p>
<p align="justify">Perché il vero obiettivo del viaggio è portare alla luce quello che è nascosto, suggerire nuove modalità di turismo rispettoso dell’ambiente, riequilibrare il rapporto tra uomo e natura.  Il tutto non attraverso una regressione alla primitività, ma utilizzando strumenti moderni sia per la navigazione <em>(il gps consentirà di verificare la posizione della barca visitando il sito)</em>, sia per l’energia necessaria <em>(fornita da pannelli fotovoltaici montati a bordo)</em> e per la divulgazione <em>(con post frequenti sul sito dell’evento e dirette radio)</em>. <strong>Quello che rimarrà come un tempo è la propulsione, a remi e vela, a emissioni zero.</strong></p>
<p align="justify">Man on the River non sarà una performance sportiva, una corsa in solitario, ma un’esperienza collettiva: gli occhi di Giacomo saranno quelli di tutti coloro che lo seguiranno attraverso vari media.</p>
<p align="justify">Ma il ritorno più importante per team e partner è nel conoscere le altre persone che partecipano al progetto:tante storie, come dicevamo prima. Tutte diverse: alcune bizzarre, altre fortunate, altre ancora sofferte, con dei sogni realizzati e molti altri nel cassetto, che forse non verrà mai aperto.</p>
<p align="justify"><em>Attraverso Man on the River, attraverso Giacomo e la sua impresa, tutti si sentono <strong>la piccola parte di un’avventura come quelle che si sognavano da bambini</strong>, per tornare a guardare il mondo con quegli occhi.</em></p>
<p align="justify">Il nostro ruolo nel progetto è di mettere a disposizione ciò che sappiamo fare: comunicazione. Abbiamo pensato a un nome, abbiamo progettato il logo, realizzato il sito e stiamo coordinando i molti bellissimi contributi <em>(articoli, foto, video) </em>che il resto del team apporta di continuo.</p>
<p align="justify">Siamo arrivati alla fine, anzi all’inizio di questa storia, che vi invitiamo a seguire su <a href="http://www.manontheriver.com" target="_blank"><strong>www.manontheriver.com</strong></a></p>
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		<title>Business as usual?</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2010/01/19/business-as-usual/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 11:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo della comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante la seconda guerra mondiale, in una Londra sotto i bombardamenti tedeschi, Winston Churchill pronunciò un famoso discorso per esortare la popolazione inglese a condurre una vita normale nonostante le bombe.
Nei giorni successivi i negozi londinesi, riprendendo questo discorso,  esposero cartelli con la scritta “Business as usual” intendendo con ciò che il loro spirito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2010/01/churchill.jpg"><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2010/01/churchill.jpg" alt="Winston Churchill" title="churchill" width="280" height="250" border="0" class="alignleft size-full wp-image-513" style="float: left;"/></a></a>Durante la seconda guerra mondiale, in una Londra sotto i bombardamenti tedeschi, <strong>Winston Churchill</strong> pronunciò un famoso discorso per <em>esortare la popolazione inglese</em> a condurre una vita normale nonostante le bombe.</p>
<p align="justify">Nei giorni successivi i negozi londinesi, riprendendo questo discorso,  esposero cartelli con la scritta <em>“Business as usual” </em>intendendo con ciò che <em>il loro spirito era più forte degli attacchi nemici.</em></p>
<p align="justify">Riprendendo l’espressione ai giorni nostri, sotto il bombardamento di una crisi che sembrerebbe essere giunta al termine, le <em>aziende si interrogano</em> sul proprio futuro: <strong>riprenderanno a fare “business as usual”?</strong><span id="more-496"></span></p>
<p align="justify">In Italia siamo zavorrati da carenze strutturali che rendono fragile il mondo imprenditoriale, in particolare della piccola e media impresa che costituisce la stragrande maggioranza della forza produttiva. Citiamo un articolo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Pitteri">Daniele Pittèri</a>, apparso su “L’impresa di comunicazione” del settembre 2009:</p>
<p align="justify"><em>“&#8230;si tratta di una mentalità figlia di un’imprenditoria molecolare derivata da una civiltà contadine, dove la dimensione della piccola impresa a conduzione (o comunque centralità) familiare ha fatto sì che le logiche di gestione familiare e quelle d’azienda in qualche modo si mescolassero, cosicché la pratica del risparmio, del non spreco, dell’essenzialità e dell’accantonamento hanno prevalso anche nella dimensione d’impresa, relegando in posizione subalterna il rischio, l’innovazione e il dinamismo che da esse consegue”.</em></p>
<p align="justify">Però <strong>qualcosa sta cambiando</strong>, come conseguenza della crisi.</p>
<p align="justify">Nella nostra esperienza verifichiamo un <em>diverso fermento</em>, una ricerca di soluzioni che anche se non supportate da investimenti mirati, sono il segnale di una <strong>visione del modo di fare impresa che sta mutando</strong>.</p>
<p align="justify">Non parliamo di cambiamenti epocali, poiché il radicamento della concezione d’azienda di cui parla Pittèri è forte ed ha avuto il merito di preservare la struttura produttiva in momenti difficili, ma dei primi germogli di una trasformazione in atto nelle PMI italiane.</p>
<p align="justify">Uno degli aspetti su cui le aziende si stanno interrogando è la <em>comunicazione</em> e il modo di farsi conoscere: il mondo è cambiato e si vuole capire come emergere con <strong>strumenti diversi</strong>, ora che la Cina è l’Italia del mondo <em>(come filosofia produttiva post boom)</em> e l’Italia si deve reinventare.</p>
<p align="justify">Un consiglio: <strong>guardarsi indietro per andare avanti</strong>. Tornare allo spirito del Rinascimento, dei grandi artigiani che a distanza di secoli ci permettono ancora di giovarci del <em>“Made in Italy”</em> che, in fondo, hanno iniziato loro.</p>
<p align="justify">Torniamo a vendere <strong>status, fascino, sogni e classe</strong> invece di prodotti o servizi, <em>“spendiamoci”</em> nel miglior modo possibile: questi sono i presupposti che ci permetteranno di affrontare il futuro con fiducia.</p>
<p align="justify"><strong>Perché il business, purtroppo o per fortuna, non potrà più essere “as usual”.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Omini azzurri: dai Puffi ad Avatar (passando per Nirvana)</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 11:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo della comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[avatar]]></category>
		<category><![CDATA[cameron]]></category>
		<category><![CDATA[picti]]></category>
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		<category><![CDATA[uomini blu]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni siamo tempestati da messaggi sul nuovo film in 3D di James Cameron: Avatar. Sorprendentemente (ma forse non troppo), molto materiale promozionale o merchandising non ha neppure più bisogno di riportare il titolo del film: è sufficiente un&#8217;immagine del guerriero azzurro per richiamare il brand.
L&#8217;iconografia dell&#8217;uomo azzurro non è nuova, e segue un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-460" style="float: left;" title="avatar_film" src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2010/01/avatar_film.jpg" alt="avatar_film" width="200" height="250" />In questi giorni siamo tempestati da messaggi sul nuovo film in 3D di James Cameron: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Avatar_%28film_2009%29">Avatar</a>. Sorprendentemente (ma forse non troppo), molto materiale promozionale o merchandising non ha neppure più bisogno di riportare il titolo del film:<strong> è sufficiente un&#8217;immagine del guerriero azzurro per richiamare il brand.</strong></p>
<p>L&#8217;iconografia dell&#8217;uomo azzurro non è nuova, e segue un percorso di successo: <em>è blu il genio della lampada di Aladino (almeno nella versione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aladdin">Disney</a>), sono blu i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_Puffi">Puffi</a>, è blu Amanda Sandrelli nella locandina di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nirvana_%28film%29">Nirvana</a> di Salvatores, che con i personaggi di Avatar ha una forte somiglianza, dovuta all&#8217;origine iconografica comune (gli dei Kali e Shiva della tradizione induista).</em><span id="more-444"></span></p>
<p>Sembra che <strong>l&#8217;immaginario dell&#8217;uomo blu</strong>, per ragioni intrinseche o indotte, possa essere garanzia di fascinazione collettiva.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-458" title="personaggi" src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2010/01/personaggi.jpg" alt="personaggi" width="640" height="180" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-468" style="float: left;" title="pitti" src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2010/01/pitti.jpg" alt="pitti" width="110" height="150" />Storicamente il blu è stato associato a <strong>saggezza, potere, sapienza</strong>, e in molti casi anche alla <strong>spiritualità</strong>.</p>
<p>I guerrieri <a href="http://wapedia.mobi/it/Pitti_%28popolo%29">Pitti</a>, antichi Scozzesi, possono aver contribuito ad ispirare Avatar in quanto si dipingevano il corpo con una <strong>sostanza di colore blu</strong> <em>(si pensa fosse un allucinogeno)</em> prima di andare in battaglia, da cui il loro nome.</p>
<p><em>Se avete altri suggerimenti o commenti in proposito, siete i benvenuti!</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Regola 7 &#8211; Non fidatevi del Marketing</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2009/11/11/marketing-comportamentale/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:09:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le 7 regole]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2009/11/irrazionale.jpg" alt="Psicologia sociale" title="Psicologia sociale" width="300" height="274" class="alignleft size-full wp-image-434" style="float:left""/></p>
<p align="justify;">Almeno di quello “tradizionale”, basato sull’economia classica: presuppone che il mercato agisca in funzione di esigenze e scelte razionali. <strong>Non è così.</strong></p>
<p align="justify;">Il <strong>marketing comportamentale</strong> è una disciplina relativamente nuova <em>(anche se negli Stati Uniti viene applicata da oltre un decennio)</em>: ci insegna che <em>le persone compiono delle scelte che sono assolutamente non prevedibili </em>applicando le regole tradizionali di mercato, ma che diventano invece comprensibili quando si analizzano sotto la lente della psicologia sociale.</p>
<p align="justify;"><em>Non abbiamo coscienza di sapere la maggior parte delle cose che conosciamo</em>.<span id="more-433"></span></p>
<p align="justify;">Il nostro subconscio determina molte delle decisioni che prendiamo convinti di farlo su basi razionali. Se pensate che la razionalità sia il motore del mondo, dovrete rivedere le vostre opinioni alla luce di una miriade di ricerche condotte negli ultimi cinquant’anni in particolare negli Stati Uniti ma anche in Europa.</p>
<p align="justify;">Ad esempio, sapevate che:</p>
<p><em></p>
<p align="justify;">- se posti di fronte a tre opzioni siamo portati a scegliere la migliore tra quelle che ci risultano più facili da comparare;</p>
<p align="justify;">- dopo aver mentito siamo portati ad “aggiustare” la nostra visione della realtà per autoconvincerci di aver detto comunque la verità o comunque una “mezza verità”;</p>
<p align="justify;">- quando veniamo condizionati da un numero o da una serie di parole poi sia il nostro cervello sia il nostro fisico rispondono di conseguenza (ad esempio se veniamo condizionati da parole che ricordano la vecchiaia cammineremo temporaneamente in modo più lento);</p>
<p align="justify;">- siamo abituati a portare a compimento le nostre attività, oppure a consumare il cibo per “unità”, indipendentemente dalla loro dimensione (ad esempio tendiamo a voler in ogni caso finire una portata sia di dimensioni normali sia di dimensioni ben oltre il nostro fabbisogno);</p>
<p align="justify;">- tendiamo a seguire i comportamenti di massa indipendentemente dalla ragionevolezza e dall’etica;</p>
<p align="justify;">- le aspettative determinano molto la nostra reale percezione delle esperienze;</p>
<p align="justify;">- il concetto di &#8220;gratis&#8221; manda in tilt la nostra capacità di valutazione.</p>
<p></em></p>
<p align="justify;">Questi e moltissimi altri altri risultati sono disponibili semplicemente cercando e leggendo riviste specializzate in psicologia sociale. Il marketing moderno sta iniziando a prendere in considerazione seriamente l’irrazionalità come fattore spesso decisivo nel determinare le scelte.</p>
<p align="justify;">Quindi il consiglio è: <em>prima di applicare una qualsiasi strategia di marketing e comunicazione, cercate di verificare se nelle premesse non ci siano un po’ troppe cose date per scontate.</em></p>
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		<item>
		<title>Regola 6 – Un passo alla volta</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2009/10/07/un-passo-alla-volta/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 08:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le 7 regole]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify;"><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2009/10/goccia1.jpg" alt="goccia1" title="goccia1" width="300" height="239" class="alignleft size-full wp-image-424" style="float:left""/><strong>Il mare è fatto di gocce.</strong> Se gestirete i progetti con progressività, dedizione e costanza, queste gocce potranno formare il vostro personale <em>oceano comunicativo</em>, del quale potrete avvalervi per <em>far prosperare la vostra azienda o rendere estremamente efficiente l’ente che dirigete</em>.</p>
<p align="justify;">Se invece <em>aprirete molti fronti,</em> presi dall’entusiasmo, vi renderete presto conto che per seguire bene ogni attività dovrete <strong>rubare del tempo al vostro core business</strong>, e alla fine molti progetti saranno<em> inevitabilmente destinati a naufragare lentamente</em>, comportando uno spreco di tempo e denaro.<span id="more-418"></span></p>
<p align="justify;">Il metodo migliore consiste <strong>nell’adottare una strategia progressiva</strong>, che costruisca la vostra comunicazione mattone dopo mattone senza tralasciare alcun aspetto <em>(dalla segreteria telefonica alla pubblicazione del sito)</em>: con il passare del tempo alcuni processi diverranno degli <strong>automatismi </strong>condivisi da tutta la struttura aziendale perché <em>percepiti e riconosciuti come valore ed aiuto.</em></p>
<p align="justify;">La comunicazione ha una <em>curva di apprendimento molto lenta</em> perché il suo successo è in gran parte dovuto a <strong>componenti psicologiche sia individuali sia di gruppo</strong>. La parola chiave in questo caso è <em>“continuità”</em>, perché i risultati di una strategia di comunicazione <em>non devono essere esplosivi, ma progressivi</em>: da un lato accompagnano la crescita dell’azienda e dall’altro devono essere tali da non introdurre delle criticità, anche temporanee, alla struttura organizzativa.</p>
<p align="justify;"><strong>Il nostro consiglio è di non affidarsi all’impulsività ma sapere che la comunicazione, in fondo, è una scienza abbastanza esatta, da maneggiare con cura.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Regola 5 – Verificare le fonti</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2009/09/30/verificare-le-fonti/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 06:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le 7 regole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.edenexit.com/?p=404</guid>
		<description><![CDATA[Madre certa, fonte incerta. Evitiamo di fornire informazioni sulla cui provenienza non abbiamo certezze. Prima di citare l’articolo di un blog o di una qualsiasi altra rivista online o stampata, verifichiamone l’attendibilità, la bibliografia, le credenziali di chi la fornisce.
Sembrerà un’ovvietà, ma ormai il web vive sulla notizia, vera o falsa che sia. Non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify;"><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2009/09/lenti.jpg" alt="lenti" title="lenti" width="300" height="225" class="alignleft size-full wp-image-409" style="float:left"/><strong>Madre certa, fonte incerta.</strong> Evitiamo di fornire informazioni sulla cui provenienza non abbiamo certezze. Prima di citare l’articolo di un blog o di una qualsiasi altra rivista online o stampata, <em>verifichiamone l’attendibilità, la bibliografia, le credenziali di chi la fornisce.</em></p>
<p align="justify;">Sembrerà un’ovvietà, ma ormai <em>il web vive sulla notizia</em>, vera o falsa che sia. Non è una questione di malafede, ma la frenesia di arrivare per primi, vista la concorrenza sfrenata, a volte fa tralasciare il caro vecchio buon senso.<span id="more-404"></span></p>
<p align="justify;">E’ sempre più frequente trovare sul web, sui giornali, sul televideo notizie flash che spariscono subito o sono oggetto di smentite e controsmentite, oppure scoop che si rivelano una bufala. <strong>Specialmente se la vostra attività dipende in gran parte dalla vostra reputazione</strong>, evitate di dare notizie senza un’attenta verifica, potreste ricavarne dei grossi danni d’immagine.</p>
<p align="justify;"><em>E’ importante abituare il cliente a fidarsi di noi, a tornare sul nostro sito per trovare informazioni relative al settore, alle novità normative, agli eventi.</em> Quando avrà acquito fiducia si potrà anche iscrivere alla newsletter della nostra azienda ed allora, oltre ad aggiornarlo su ciò che lo interessa, potremo <strong>proporgli saltuariamente delle offerte </strong>o <strong>chiedere il suo parere</strong> sulla nostra attività.</p>
<p align="justify;">Questo è un percorso che va costruito nel tempo, con attenzione ed evitando di minare un nascente rapporto di fiducia con passi falsi dettati dalla frenesia o dalla disattenzione.</p>
<p align="justify;"><strong>Insomma la pazienza e la costanza in comunicazione non sono mai di troppo.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;esplosione di Internet</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2009/09/28/diffusione-di-internet/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 08:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Un recente articolo della rivista New Scientist ha presentato gli ultimi dati sulla diffusione di Internet.
La Cina ha ormai superato gli Stati Uniti come numero di utenti, anche se gli utenti cinesi sono ancora solo il 25% della popolazione. Nel futuro gli esperti prevedono che il web sarà un insieme di lingue inglese, russa, portoghese, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify;">Un recente articolo della rivista <a href="http://www.newscientist.com"><strong>New Scientist</strong></a> ha presentato gli ultimi dati sulla <em>diffusione di Internet.</em></p>
<p>La <strong>Cina</strong> ha ormai superato gli <strong>Stati Uniti </strong>come numero di utenti, anche se gli utenti cinesi sono ancora solo il <em>25% della popolazione</em>. Nel futuro gli esperti prevedono che il web sarà un insieme di lingue <em>inglese, russa, portoghese, spagnola e cinese.</em> Ecco il grafico con le statistiche principali (<a href="http://www.newscientist.com/data/images/ns/cms/mg20227062.200/mg20227062.200-6_1000.jpg">originale</a>):</p>
<p align="justify;"><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2009/09/internet_2008.jpg" alt="internet_2008" title="internet_2008" width="680" height="402" class="alignleft size-full wp-image-323" /></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Regola 4 – L’informazione non è uguale per tutti</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2009/09/23/l%e2%80%99informazione-non-e-uguale-per-tutti/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 08:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le 7 regole]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ci rivolgiamo a interlocutori lontani, a paesi e culture diverse, non pensiamo che lo stesso messaggio valga per tutti.
L’efficacia della comunicazione dipende in egual misura da chi la trasmette e da chi la riceve: se non si parla la stessa lingua, anche culturale, si possono creare dei corto circuiti molto pericolosi.
Il caso delle traduzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify;"><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2009/09/sconcerto.jpg" alt="sconcerto" title="sconcerto" width="320" height="220" class="alignleft size-full wp-image-392" style="float:left"/><strong>Quando ci rivolgiamo a interlocutori lontani, a paesi e culture diverse, non pensiamo che lo stesso messaggio valga per tutti.</strong></p>
<p align="justify;">L’efficacia della comunicazione dipende in egual misura da chi la trasmette e da chi la riceve: se non si parla la stessa lingua, anche culturale, si possono creare dei corto circuiti molto pericolosi.</p>
<p align="justify;">Il caso delle traduzioni è piuttosto esplicativo: pensiamo ad esempio di voler offrire agli utenti arabi una nostra presentazione aziendale o la descrizione di un servizio nella loro lingua. <strong>Ma che arabo usiamo?</strong><span id="more-388"></span></p>
<p align="justify;">Molti pensano che <strong>l’arabo</strong> sia una sola lingua, invece se ne contano svariate versioni: <em>l’arabo letterario, scarsamente utilizzato, l’egiziano, molto diffuso per la grossa produzione cinematografica del paese, oppure il marocchino o altri dialetti ancora?</em></p>
<p><em>Non si tratta di differenze di poco conto</em>: forme verbali e termini cambiano sensibilmente a seconda delle zone geografiche di provenienza.</p>
<p align="justify;"><strong>Per non parlare delle differenze culturali.</strong> Se in una pagina pubblicitaria mettiamo in bella evidenza una mano con police ed indice che formano il segno dell’OK, teniamo presente che in Russia la stessa cosa significa <em>“ti faccio un c&#8230; così”</em>!</p>
<p align="justify;">Passando ad argomenti più strategici, dobbiamo sapere che un discorso fortemente centrato sui <em>vantaggi per il singolo</em> può non funzionare nelle <em>culture orientali, dove la collettività e la famiglia vengono prima dell’individuo.</em></p>
<p align="justify;">Allo stesso modo consideriamo che il concetto di tempo per noi occidentali è una struttura rigida, per un orientale o un arabo invece è un elastico, un’indicazione di massima.</p>
<p align="justify;"><em>Insomma, quando si comunica non si può improvvisare:</em> <strong>bisogna saper trasmettere ad ognuno l’informazione nel modo più adatto.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quante e-mail usiamo?</title>
		<link>http://blog.edenexit.com/2009/09/21/quante-e-mail-usiamo/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 08:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDEN EXIT</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[e-mai]]></category>
		<category><![CDATA[posta elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[spam]]></category>

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		<description><![CDATA[Avete mai pensato a quanto le e-mail hanno cambiato e stanno cambiando il nostro modo di lavorare?
Fino a qualche anno fa erano un mezzo di comunicazione piuttosto informale, utilizzato per lo più per scambiarsi informazioni operative. Per l&#8217;ufficialità c&#8217;era, e in parte resiste indomito, il fax.
Ora, con la diffusione di programmi come Skype e Messenger, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify;"><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2009/09/email.jpg" alt="email" title="email" width="300" height="249" class="alignleft size-full wp-image-334" style="float:left"/><strong>Avete mai pensato a quanto le e-mail hanno cambiato e stanno cambiando il nostro modo di lavorare?</strong></p>
<p align="justify;">Fino a qualche anno fa erano un mezzo di comunicazione piuttosto informale, utilizzato per lo più per scambiarsi informazioni operative. <em>Per l&#8217;ufficialità c&#8217;era, e in parte resiste indomito, il fax.</em></p>
<p align="justify;">Ora, con la diffusione di programmi come <strong>Skype</strong> e <strong>Messenger</strong>, oppure i  <strong>Social Network</strong>, la messaggistica <em>&#8220;veloce&#8221;</em> si è spostata su questi nuovi canali e l&#8217;e-mail viene sempre più utilizzata per comunicazioni e richieste <em>&#8220;ufficiali&#8221;</em>, trend che è destinato a crescere con l&#8217;adozione dei sistemi <strong>PEC</strong> <em>(posta elettronica certificata).</em><span id="more-332"></span></p>
<p align="justify;">Di certo la velocizzazione dei messaggi e la loro riduzione al minimo sindacale di comprensibilità<em> (gli sms hanno fatto scuola)</em> hanno fatto sì che il dover scrivere una e-mail venga percepito come un impegno.<br />Nonostante tutto, la massa di posta elettronica inviata <em>continua a crescere esponenzialmente</em>, anche grazie allo spam che sfortunatamente incide molto sulle statistiche.</p>
<p align="justify;"><img src="http://blog.edenexit.com/wp-content/uploads/2009/09/spam.jpg" alt="spam" title="spam" width="300" height="271" class="alignleft size-full wp-image-335" style="float:left"/><br /><strong>A proposito, sapete da cosa deriva il termine &#8220;spam&#8221;?</strong> Da una marca di carne in scatola utilizzata in uno sketch dei <em>Monty Phyton</em> nella mitica trasmissione <em>Flying Circus</em>.<br />Potrete trovare una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spam_(Monty_Python)">descrizione completa</a> dell&#8217;origine del nome su Wikipedia.</p>
<p align="justify;">La rivista online <a href="http://www.email-marketing-reports.com/iland/2009/08/8-email-statistics-to-use-at-parties.html">Email Marketing Reports</a> ha recentemente pubblicato una serie di interessanti dati sull&#8217;utilizzo delle e-mail a livello mondiale:</p>
<p><em></p>
<p>- se l&#8217;e-mail fosse una nazione, i suoi 1.4 miliardi di utenti la farebbero divenire la più grande del mondo. Maggiore della Cina, maggiore delle popolazioni di Stati Uniti ed Europa combinate insieme.</p>
<p>- ogni giorno vengono inviate 247 miliardi di e-mail, corrispondenti a una ogni 0.00000035 secondi.</p>
<p>- Nel tempo che ci avrete messo a leggere questa frase, circa 20 milioni di e-mail saranno entrate in rete.</p>
<p>- Ogni secondo, gli utilizzatori mondiali di e-mail producono messaggi per l&#8217;equivalente di 16.000 copie dell&#8217;opera completa di Shakespeare.</p>
<p>- 13,4 miliardi è la cifra in dollari che si prevede verrà spesa nel Direct Marketing via e-mail nel 2009.</p>
<p>- 583 miliardi è il ritorno previsto di questi investimenti, quattro volte il valore della Microsoft</p>
<p>- 83,689,738,832,367 è il numero di DEM (Direct E-mail Marketing) che sarebbero necessarie per ripagare il debito nazionale degli USA.</p>
<p></em></p>
]]></content:encoded>
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