Programmare: un valore essenziale in politica come in comunicazione

In questi giorni stiamo assistendo all’ennesima diatriba (il solito teatrino?) sulla legge di stabilità programmata a tre anni.

Sappiamo che verrà cambiata mille volte in parlamento e dai governi che verranno, ma è un timido segnale… Non siamo certo qualificati a dare indicazioni su come governare, ma siamo convinti che la programmazione di lungo periodo è l’unica strada che ci può far uscire dal pantano in cui ci siamo purtroppo invischiati.

Giustizia lenta e farraginosa, lentezza burocratica e legislazione cervellotica, una classe dirigente vecchia (non solo anagraficamente) e autoreferenziale, poca coesione sociale e tra settori economici, spese inutili, incapacità, clientelismo: ce n’è abbastanza per chiudere bottega e, se questo non dovesse avvenire, sicuramente non saranno problemi risolvibili in una generazione.

O si programma oltre l’orizzonte oppure non se ne uscirà. Mai.

Questo è applicabile non solo alla politica e all’amministrazione dello stato, ma anche a parte dell’imprenditoria che, per necessità o per abitudine, molto spesso non vede di buon occhio investimenti di lungo periodo.

Anche se al momento non c’è grande possibilità di investimento (per quanto ci siano capitali colpevolmente fermi), resta da notare come la maggior parte delle aziende preferiscano spendere per azioni che diano l’illusione del ritorno a brevissimo termine. Questo non è possibile, non ci sono strade veloci e facili, oggi meno che mai. Continua a leggere Programmare: un valore essenziale in politica come in comunicazione

Quell’animale che mi porto dentro – 2

Il marketing ha l’obiettivo di rivolgersi a tutti e tre i cervelli, in modo tale da non innescare conflitti che potrebbero portare a decisioni di non acquisto.

La pubblicità degli albori era rivolta al nuovo cervello: voleva persuadere il cliente con motivazioni logiche. Foto, colori e video non erano ancora presenti ed i messaggi stampati erano esclusivamente testuali: essendo la scrittura un linguaggio verbale, il destinatario era quindi necessariamente la “testa”.

L’introduzione di colori, grafica, musica, animazione, ha permesso di rivolgersi al “cuore”, richiamando una risposta emozionale. Questi elementi possono aggirare la logica che la “testa” richiede: si vedano ad esempio molte campagne pubblicitarie senza una sola parola scritta (es. Nike o Benetton). Continua a leggere Quell’animale che mi porto dentro – 2

Quell’animale che mi porto dentro – 1

Siamo esseri umani razionali che basano le proprie nostre decisioni sulla valutazione dei pro e dei contro e cercano sempre di optare per la soluzione logicamente migliore. Questo però bisognerebbe spiegarlo al rettile che abita dentro di noi… Per molti anni ormai gli scienziati hanno diviso il cervello umano in tre parti, sviluppatesi una sopra all’altra nel corso dell’evoluzione:

– il complesso rettiliano (tronco encefalico e cervelletto) anche detto “vecchio cervello”
Siamo nati con esso e non è influenzato da cultura o storia personale. Il “vecchio cervello” si è evoluto 450 milioni di anni fa ed è interessato solamente alla sopravvivenza e alla riproduzione. È il centro dei riflessi istintivi, degli impulsi primitivi, sesso e violenza: un bel tipetto! Sappiamo inoltre che il cervello rettiliano vince sempre. Continua a leggere Quell’animale che mi porto dentro – 1

Le PMI nella selva oscura – 3

Un impasto di web e passaparola, un pizzico di branding ed una guarnitura di contenuti. Il tutto farcito da un buon prodotto o servizio e servito su un letto di comunicazione professionale non fredda.

Potrebbe essere la ricetta giusta per affrontare il mercato in modo vincente. Ma c’è un “ma”, anzi almeno un paio di “ma”. Come si traduce questa ricetta in azioni concrete? Cosa cambia in relazione allo specifico settore ed alla realtà aziendale?
Queste sono le domande fondamentali che qualsiasi azienda si deve porre. Per darsi una risposta attendibile bisogna partire da altre tre domande: quelle che il cliente si chiede quando deve decidere se acquistare o meno da voi.

1 – Perché mi devo fidare di te?
2 – Quali vantaggi mi porta il tuo prodotto / servizio?
3 – Quanto costa?

A differenza di quanto si possa pensare, queste domande non richiedono necessariamente delle risposte razionali.

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Le PMI nella selva oscura – 2

Per poter approfondire le leve strategiche di marketing in uno scenario mutato è necessario fare chiarezza su due fraintendimenti riguardo al web.

Il web non è uno strumento

Molti, in particolare appartenenti alla generazione dei Baby Boomers (indicativamente dai 45 ai 65 anni), hanno la percezione che il web sia uno strumento come altri per comunicare. Questo non corrisponde alla realtà: nel web il messaggio e lo strumento convergono e i mezzi di comunicazione tenderanno sempre di più ad essere usufruiti con  modalità prossime a quelle di smartphone e tablet. Insomma il proprio collegamento costante con il  mondo, con le dimensioni della vecchia agenda. Per di più si può tranquillamente affermare che il web congloba diversi canali di comunicazione con differenze anche marcate. I messaggi? Avranno vita brevissima in una visione di  lunghissimo periodo!
Sappiamo che molti boomers non saranno d’accordo, ma questa è la realtà che già esiste e sempre più si imporrà.

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Le PMI nella selva oscura – 1

“Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era  smarrita.”

Firmato Dante Alighieri o una delle molte PMI che di fronte a grandi cambiamenti faticano a trovare la chiave giusta per aprire le porte del mercato. “Ricerca clienti” è l’imperativo, ma per molti (in particolare chi si occupa di B2B) la frase è mal  posta: oggi sono i clienti che trovano te.

Lo scenario attuale

A giudizio unanime, da Monti all’uomo della strada, si dice che le PMI sono la parte più vitale dell’economia. Allo stesso tempo si afferma che dovrebbero fare investimenti ed associarsi per crescere di dimensione. Più facile a dirsi che a farsi: ripresa, poi crisi, poi stagnazione, poi recessione si alternano con preoccupante ciclicità e non è facile prevedere quello che ci aspetta.

Gli investimenti latitano e la voglia di associarsi non è molta, specie in un momento in cui non si ha forza contrattuale. Continua a leggere Le PMI nella selva oscura — 1

Sul web, la generazione fa la differenza!

Boomers, Gen X o Millennials? Di che generazione sei?

Riprendendo un interessante articolo di Susan Weinschenk, analizziamo i diversi approcci alla tecnologia e al web design tra le tre generazioni maggiormente “attive” nel mercato del lavoro.
Innanzitutto, è utile fare chiarezza sul concetto di generazione e su quelle che andremo a prendere in esame. A grandi linee il termine generazione si può intendere in due modi:
– l’insieme delle persone che hanno vissuto eventi caratterizzanti (come i movimenti del ’68) che ne hanno plasmato il pensiero e le abitudini culturali e sociali;
– il periodo di tempo che intercorre tra la nascita dei genitori e quella dei loro figli.
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Le tre variabili

Come in tutti i mercati, anche comunicazione e marketing non si sottraggono al tiramolla tra richieste del cliente e disponibilità del fornitore. Semmai propro questa tipologia di servizi è soggetta ad una particolare pressione riguardo ai tempi di consegna che devono generalmente essere “just before time” perché spesso (e non sempre a ragione) si trovano penalizzate in quanto a valle di una serie di processi decisionali.

In una situazione ideale, il marketing viene coinvolto ragionevolmente presto nelle strategie aziendali (nella fase di strutturazione di nuovi prodotti e servizi o di apertura verso nuovi mercati) in modo tale da poter comprendere l’oggetto del comunicare, analizzarlo e conseguentemente proporre delle strategie a ragion veduta. Continua a leggere Le tre variabili