Cosa collega Dante, Ulisse e i funnel di conversione?

O frati, che per cento milia perigli
siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d’i nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”

Queste sono le parole che Dante, nel XXVI° canto dell’Inferno della Divina Commedia, fa pronunciare a Ulisse nell’atto di convincere i compagni a proseguire la navigazione oltre le vietate colonne d’Ercole. Continua a leggere Cosa collega Dante, Ulisse e i funnel di conversione?

Cosa possiamo imparare da Shahrazad sul social media management?

Quando pensiamo al libro “Le mille e una notte”, lo colleghiamo subito a storie come quella di Ali Babà e i quaranta ladroni e di Aladino e la lampada magica. Ma la vera protagonista di quel libro è in realtà Shahrazad, la figlia del gran Vizir.

Questo l’antefatto: il re di Persia, Shahryar, dopo essere stato tradito da una donna decide di voler consumare un rapporto ogni notte con una schiava per poi farla uccidere la mattina successiva.

Shahrazad si offre volontaria per provare a mettere fine a tutto ciò. Una volta al cospetto del re, inizia a raccontargli una storia affascinante, che interrompe però senza terminarla al sorgere dell’alba. Il re decide pertanto di interrompere l’esecuzione, rinviandola a dopo che Shahrazad abbia terminato il racconto.

La ragazza però, la notte successiva termina sì la storia, ma ne inizia subito un’altra interrompendole alle prime luci dell’alba e inducando così il re a rinviare di nuovo l’esecuzione. Shahrazad continua così per tre anni, dopodiché il re se ne innalora e la sposa.

Lo stratagemma usato da Shahrazad è lo stesso che dovremmo utilizzare nelle nostre strategie di social media: in inglese lo potremmo definire “engagement”, ovvero l’arte di intrigare i nostri interlocutori attirandoli con il racconto e un interesse crescente verso i nostri contenuti.

Più i nostri follower o fan saranno coinvolti e incuriositi, più salirà non solo il loro livello di attenzione, ma anche la considerazione che hanno verso la nostra azienda o i nostri prodotti e servizi.

Tuttavia ognuno dei Big Four (Facebook, Instagram, Twitter, Linkedin) ha le sue regole e non necessariamente la semplice replica di una strategia di contenuto può funzionare ovunque.

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10 anni insieme

In questo Febbraio 2018, Eden Exit celebra i suoi (primi…) 10 anni di attività. Quando siamo partiti, i social network praticamente ancora non esistevano e il massimo che si poteva fare con un cellulare era telefonare e inviare un sms.

In 10 anni abbiamo visto cambiare così tanto il mondo della comunicazione che ciò che era allora non esiste più. Tuttavia, la forte impronta tecnologica che ha da sempre animato Eden Exit, ci ha aiutato a comprendere velocemente le innovazioni e i repentini cambiamenti di mercati e modalità di interazione. Continua a leggere 10 anni insieme

Identità sociale e unicità nelle scelte di marketing

Seguire gli altri: tutti, in qualche modo, lo facciamo. Magari scegliendo il ristorante più affollato rispetto a quello più tranquillo, mettendoci nella fila più lunga senza sapere se siamo nel posto giusto, o in mille altri modi.

Indipendentemente dal “come” e dal “dove”, siamo soggetti ad una regola universale: l’esempio di altri che si comportano in un certo modo spesso porta a “seguire la folla” in modo automatico.

L’esempio degli altri ci rassicura: se i miei colleghi di lavoro stanno parlando di come gli sia piaciuto un film, probabilmente piacerà anche a me. E se centinaia di loro scappano dall’edificio urlando ‘AL FUOCO’, probabilmente ha senso seguirli! Continua a leggere Identità sociale e unicità nelle scelte di marketing

Personal brand: il ritorno della sartoria

Negli ultimi anni stiamo vedendo un graduale spostamento delle abitudini e degli orientamenti dei clienti da un concetto di fedeltà ai marchi (che acquistati in passato rinforzano la convinzione di “essere nel giusto”: le persone odiano ammettere di essersi sbagliate) ad una spiccata propensione alla variazione e alla personalizzazione dell’acquisto.

Il cliente vive la propria esperienza di acquisto, spessa spostata sul digitale, come la possibilità di acquisire status non già dal marchio prodotto ma dall’unicità della propria scelta. Non a caso marchi come Coca Cola già hanno aperto a personalizzazioni delle etichette o comunque a serie limitate di pacakging in prodotti di largo consumo. Continua a leggere Personal brand: il ritorno della sartoria

E-commerce: the NEXT BIG THING.

Nel corso di questi anni abbiamo lavorato molto su progetti e-commerce, seguendo conseguentemente i trend del mercato e le evoluzioni che l’acquisto online portava nella società.

A partire da elettronica, libri e viaggi, si è passati ad allargare indefinitamente la gamma dell’offerta in rete. C’è stato l’effetto Groupon, con viaggi, merci e servizi. Quindi l’effetto Zalando, che ha sdoganato il retail online di abbigliamento. Nel frattempo hanno trovato il loro spazio gli accessori casa e gli arredi di design. Continua a leggere E-commerce: the NEXT BIG THING.

Responsive, tira aria nuova.

Sul web stanno fiorendo gli articoli che indicano una rivoluzione copernicana negli algoritmi di ricerca su Google, che favoriranno prepotentemente i siti che sono stati progettati in modo tale da essere “Responsive”: facciamo chiarezza sull’argomento.

Cosa significa “Responsive”

Responsive in inglese significa “che reagisce”. Applicato al web, sta ad indicare una struttura grafica del sito che si adatta automaticamente al dispositivo (ad esempio pc, tablet o smartphone) con il quale il sito viene visualizzato in quel momento. Continua a leggere Responsive, tira aria nuova.

Dove il mercato va…

italia
Ma dove va il mercato? Come fare impresa? Programmare si può? Anche in Italia?
Domande a cui è difficile dare una risposta.

Il bicchiere mezzo pieno: abbiamo ancora uno dei sistemi industriali più sviluppati, la creatività, un patrimonio artistico, storico e paesaggistico di assoluto valore. Insomma un “tesoro” che si può utilizzare per vedere la luce in fondo al tunnel.

Il bicchiere mezzo vuoto: un’economia stagnante, una scolarità molto modesta, una classe dirigente (politica ma non solo) che si è divorata il divorabile e lavora in maniera autoreferenziale, dai comuni al parlamento. Siamo a metà del guado: possiamo salvarci ma l’ondata di piena non è lontana. A questo punto è importante valutare dove stia andando la società, italiana e mondiale, per capire come e dove fare impresa. Continua a leggere Dove il mercato va…

Marketing in Asia: intervista a Colin Anderson

Cina, India ed Asia-Pacifico rappresentano il più grande mercato mondiale già ora ed ancor più in prospettiva futura. Nessuna azienda che abbia delle potenzialità di sviluppo può permettersi di scartare un approdo in queste regioni. Ma quali sono le differenze di mercato e di marketing tra Asia ed I paesi Occidentali?

Ne parliamo con Colin Anderson, Managing Director di Brandcourage, che sviluppa progetti di comunicazione e marketing per l’area Asiatica sin dai primi anni ’90.

Mr. Anderson, lei ha gestito Progetti di comunicazione in Cina, Asia Pacifico ed Australia per oltre 20 anni. Può dirci quali sono le principali differenze nell’approccio a queste culture quando parliamo di comunicazione e pubblicità di massa?

Assumendo che si entri per la prima volta nel mercato Asiatico, ci sono molti importanti fattori in gioco che necessitano di essere considerati. Come prima cosa, non esistono due mercati uguali. Cambia il livello di sofisticazione e di interpretazione dei linguaggi sia verbale sia visuale. Inoltre ci sono molte componenti commerciali, culturali e religiose che possono influire nel processo comunicativo.
Ad esempio in Asia l’approccio universale al marketing non funziona più, e comunque nella maggior parte dei casi è insufficiente per rispondere ai bisogni in cambiamento di un mercato frammentato che si sta evolvendo verso una micro-segmentazione.
L’eccezione sembra essere rappresentata dalla natura tribale dei mercati giovanili, anche se ciò si applica solamente per determinati prodotti e aggiunge un ulteriore livello di complessità. Continua a leggere Marketing in Asia: intervista a Colin Anderson

Marketing in Asia: An interview with Colin Anderson

China, India and South-East Asia markets are the keystones of the world economic growth. Every company willing to develop new business should consider approaching Asian markets. But what are the differences between Western and Asian markets and marketing?

We had a chat with Colin Anderson, Managing Director of Brandcourage, who has developed communication projects in the Asian area since the early ’90.

Mr. Anderson, you have managed communication projects in China, South East Asia and Australia for over 20 years. Could you tell us what are the main differences in approaching these cultures when talking about mass advertising?

Assuming that you are a new comer to the Asian markets, there are several important factors in play here that you will need to bear in mind. Firstly, that there are no two markets alike. They differ in their levels of sophistication as wells as their interpretations of both visual and verbal language.
Secondly, there are many things that can trip you up as a communicator in terms of trade, cultural and religious issues. For example: across Asia the ‘one-size-fits-all’ approach to marketing no longer works, and most times is insufficient to address the changing needs of Asia’s highly fragmented marketplace and seems to be morphing into more of a micro-segmentation approach.
The exception is the tribal nature of Asian youth markets, however this only applies in certain product categories and adds another layer of complexity. Continua a leggere Marketing in Asia: An interview with Colin Anderson